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Un po' di satira - anche se graffiante - non guasta mai!!!

A RIVEDER LE STELLE…MA I CASTIGHI NON SONO BAGATTELLE!

 

 

Di L.M.L.

 

 

Poscia che uscii dal mondo sanza luce

Che intristito m’aveva gli occhi e il cuore

Io mi ristrinsi accanto al fido duce

 

Chiedendogli di farmi il gran favore

Di sottopormi a prova più leggera

Tal che mi sollevasse un po’ l’umore

 

Ma visto che scendeva ormai la sera

Propose che trovassimo ristoro

A un pub nella città della pantera

 

In cui è tralasciato ogne decoro

In mano a gran marpioni e imprenditori

Che guardan solo agli interessi loro

 

Ci inoltrammo tra schiere d’avventori

Che vivevano tutt’altra situazione

Di quella di comuni bevitori

 

“sotto le mura, verso la stazione

- il Poeta spiegò pazientemente-

Vicino al sottopasso in costruzione

 

Trovano sede temporaneamente

Gran ruffiani, politici e magnaccia:

 implorando alla fine il Dio clemente

 

la cui misericordia ha grandi braccia

riuscirono a scampare dall’inferno

con contrita espressione sulla faccia

 

e gran soddisfazione al proprio interno

credendo di trovarsi perdonati,

per gran botta di culo, in sempiterno:

 

La loro oscena risma di peccati

Pensavan che il pietoso il Padre eterno

Avrebbe infine tutti cancellati

 

E Lui non li dannò in sempiterno

Ma assegnò loro forme di espiazione

Peggiori assai di quelle dell’inferno

 

D’anime c’era lì gran profusione

 intente ad apparenti libagioni

ma nella pancia grande confusione

 

credevan che le loro punizioni

fossero limitate a gran bevute

e biscotti ammanniti  dal Cordoni

 

e invece si trovavano sedute

in bettole con scomodi pancali

ad ingollar tartine ormai scadute

 

e a bere birra calda da boccali

che angeli dal volto assai severo

mescevano da file di orinali

 

confesso che felice fui davvero

veder puniti in modo ‘sì adeguato

quei peccator dall’animo assai nero

 

poi pensai fosse ben giustificato

del demone la rabbia per Bonconte

che col frignare si trovò salvato

 

“Attento, le parole tue sien conte-

Mi redarguì il maestro assai severo-

D’alto giudizio alta giustizia è fonte

 

 colui che regge l’universo intero

deciso ha ciò per l’anime purganti,

ne vuoi saper di più del Sommo Vero?

 

Sta’ certo che cotesti lestofanti

Sebbene, molto in fondo, sian pentiti

Supereranno prove assai sfiancanti

 

Per avere occhi e mente ripuliti

Degni di contemplare il sommo bene

Che presso sé vuol cuori puri e miti

 

Per cui a tutti quanti lor conviene

Bere piscio e mangiare pane secco

E ripulire il piatto assai per bene”

 

Ciò detto soddisfatto fui, ma ecco

 che in altro dubbio mi trovai involto

per chiedere aprii di nuovo il becco

 

“Quell’ anime che mostran lieto volto

Nell’ elargire ogne lor ricchezza

Restituendo ciò che avean maltolto

 

Hanno di ciò completa la contezza?

Quale peccato devono espiare

Da far commetter loro tal stranezza?”

 

“Essi han molto da farsi perdonare

In vita hanno rubato a tutto spiano

Per punizione devono donare

 

Con espressione lieta e larga mano.

 Costretti sono ad esser generosi:

sindaci e deputati in primo piano.

 

Regalan beni a ricchi e bisognosi

Ciascun di lor per questo è sbeffaggiato

Che sian contenti o ancora un po’ riottosi

 

Perché cotesto è un fatto ormai acclarato

Se il lupo perde il pelo non è detto

Ch’ anche dal vizio sia risollevato”

 

Alzando gli occhi vidi scritto un detto

A pie’ del monte lungo un solo rigo:

“Di certo la bontà non è un difetto

Passar da bischeri è sempre un gran castigo”!

 

 

Lucca, 19 luglio 2024

 

 

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