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Come certamente i nostri lettori sanno, lo scorso 25 marzo si è celebrato il DanteDì. Molti sono stati gli eventi proposti, dal mondo accademico, dai media, dagli operatori culturali.

   Ebbene, il Padre della cultura italiana non poteva non ispirare la penna sagace di L.M.L., che al Sommo Poeta si è rivolta per conoscerne il pensiero sull’attualità italiana.

 Anche in questa occasione Dante non si è certo smentito, elargendo i suoi puntuti giudizi, proprio come faceva circa 700 anni fa. Anzi, si è dichiarato pentito di non essere andato oltre, come L.M.L. ci informa nell’ultima parte del testo, e di aver immaginato una punizione tanto severa, ad esempio, per i lussuriosi che, a confronto con le immani scempiaggini che si vedono in giro al presente, possono al più apparire come peccatori “veniali”!

  Ma anche L.M.L. non si è smentita, riferendoci il pensiero dantesco nello stile con cui ce lo ha lasciato quando ha attraversato questo mondo: ovvero quello della terzina di endecasillabi.

  Buona lettura!

Paolo Razzuoli

 

PALINODIA DEL DIVINO POETA (1)

 

di L.M.L.

 

Andando un dì lungo le mura a Lucca

Un uomo scorsi, il guardo un po’ accigliato

che mormorava un non so che Gentucca

 

Dopo averlo per bene rimirato

Incontanente inteso e certo fui

Ch’era il poeta al mondo più osannato

 

Mentre mi dirigevo verso lui

Gridando: ”Padre Dante, qual buon vento?

Cosa ti porta a questi tempi bui?”

 

Notai negli occhi suoi tanto sgomento

Come colui che ancor non si rinviene

Se sogna o se è reale il suo tormento

 

Di Lucca mai avea parlato bene

Né del resto del mondo quanto a questo:

tremandomi coi polsi anche le vene

 

Decisi di parlargli chiaro e onesto

E chiesi se i giudizi che avea dati

Sugli uomini e sul tempo suo funesto

 

 Per il presente avesse un po’ cambiati

Se ciò che lui vedea dal paradiso

Fosse meglio che i secoli passati

 

 Mi rivolse uno sguardo ed un sorriso

Come l’atteggiamento assai clemente

Di madre che contempla dritto in viso

 

Il figlio che considera demente

Indi mosse le labbra per parlare

Cercando di esser chiaro ed esauriente

 

le frasi sue mi parvero assai amare

dal suo giudizio risultò palese

che riteneva le virtù assai rare

 

disse che nel presente il Bel Paese

È abitato da gente alquanto strana,

priva di ogni spirito cortese

 

molti per mantener potere e grana

in barba ad ogni minima decenza

si comportan da  figli di puttana!

 

Pur notando un eccesso di licenza

Nei toni che avea preso nel parlare

ammirai dei suoi detti la coerenza

 

Disse: “Il buon senso è barca in alto mare

Il morbo avanza e ognuno se ne sbatte

Tutti son buoni solo a protestare

 

Mentre negli ospedali si combatte

Per garantire a tutti la salute

Per piazze e strade spesso ci si imbatte

 

In branchi di coglioni a far bevute

Che urlan come onde in gran tempesta

se da contrari venti son battute

 

si vive come in una grande festa

ciascuno pensa che in etterno duri

pochi son quelli ch’usano la testa

 

non basteranno preci né scongiuri:

se nei cervelli c’è meno di nulla

i vostri guai saranno imperituri;

 

e intanto che Minosse si trastulla

nel comminare alle anime dannate

la pena che assegnata non si annulla

 

mi domando se tutte le minchiate

che oggidì si vedon fare a iosa

non meritino d’esser sanzionate:

 

pensando a Cleopatras lussuriosa

o quella che al gobbetto fe’ le corna

sbatacchiate dall’aria tempestosa

 

arrivo a dir che il mal che le frastorna

non se lo son del tutto meritato

paragonato a ciò che vi contorna

 

io che da voi sono oggidì osannato

perché ai potenti le ho cantate chiare

nella grande Commedia che ho lasciato

 

mi sento in imbarazzo nel notare

che non solo è cambiato poco o niente

ma che l’uomo continua a peggiorare

 

lascio perciò a questo tempo infame

e pure a tutte le sue stolte genti

che per le lor follie vivranno grame

 

    Il più profondo dei miei pentimenti:

il non aver previsto nel mio Inferno

Un cerchio riservato ai deficienti”

 

 

Nota

     (1) Palinodìa (sostantivo femminile)

   1. Composizione poetica in cui viene ritrattato, modificato, smentito, quanto era stato affermato in una composizione precedente (il nome deriva dal titolo dell’ode Palinodia, in cui il poeta greco Stesicoro scagionava Elena da ogni colpa, mentre in un’opera precedente, l’Elena, l’aveva considerata responsabile della guerra di Troia; secondo la leggenda, dopo aver scritto la Palinodia, Stesicoro riebbe la vista, che aveva perduto per l’ira di Elena, offesa per le accuse

ricevute).

   2. Per estensione, scritto o discorso nel quale si ritrattano opinioni già professate, illustrando i motivi del cambiamento: scrivere,

pronunciare una palinodia; e con tono ironico: cantare la palinodia.

 

Lucca, 29 marzo 2021

 

 

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