Ieri mercoledì 19 agosto, al termine dell'udienza generale, il Santo Padre Papa Leone XIV, nel corso dei saluti ai fedeli polacchi e a quelli italiani, ha ribadito l'importanza della memoria e della costruzione della pace. In particolare ha richiamato la Giornata Europea del 23 agosto dedicata alla commemorazione delle vittime dello stalinismo e del nazismo e ha ricordato la figura del sacerdote polacco Wladyslaw Findysz martire delle persecuzioni comuniste. Ancora una volta da Papa Leone XIV viene proclamato alle opinioni pubbliche e ai politici un chiaro e importante messaggio. Di seguito un articolo al riguardo di Letizia Lucarelli.
Fabiano D’Arrigo
Di Letizia Lucarelli
“La pace è un bene prezioso e grande” e per costruirla è necessario un impegno “forte e costante”. È il messaggio che Papa Leone XIV ha rivolto questa mattina (19 agosto ndr.) al termine dell’Udienza Generale, durante i saluti ai fedeli di lingua italiana, invitando ciascuno a maturare una vera e propria cultura della pace.
“Desidero rivolgere a ciascuno l’invito a sviluppare sempre in se stessi un’autentica coscienza di pace”, ha detto il Pontefice, rivolgendosi in particolare ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Un invito che Leone XIV ha accompagnato con una riflessione sulla responsabilità personale e collettiva nella costruzione della convivenza civile.
“Abbiate la sincera consapevolezza che la pace è un bene prezioso e grande”, ha esortato il Papa, sottolineando come essa non possa essere considerata un risultato acquisito una volta per tutte. Al contrario, richiede un impegno quotidiano, fondato sulla ricerca della verità e sull’onestà.
“Occorre un forte e costante impegno per realizzarla, seguendo con onestà e verità le vie che la costruiscono e la confermano nella società”, ha aggiunto.
Parole pronunciate in un momento storico nel quale i conflitti armati continuano a segnare diverse regioni del mondo e nel quale l’appello alla pace viene spesso accompagnato dalla necessità di ricostruire rapporti di fiducia tra popoli e comunità. Per Leone XIV, tuttavia, la pace non può essere ridotta soltanto all’assenza della guerra: deve diventare una disposizione interiore, una responsabilità personale e un principio capace di orientare la vita sociale.
Nel corso dei saluti ai fedeli polacchi, il Pontefice ha poi richiamato un’altra dimensione della memoria e della costruzione della pace. Il 23 agosto si celebra infatti la Giornata europea di commemorazione delle vittime dello stalinismo e del nazismo, istituita per ricordare le vittime dei totalitarismi che hanno segnato tragicamente la storia europea del Novecento.
Leone XIV ha collegato questa ricorrenza alla figura del sacerdote polacco Władysław Findysz, ricordato dalla Chiesa proprio il 23 agosto. Sacerdote e martire, Findysz fu il primo polacco beatificato come martire delle persecuzioni comuniste.
Il Papa ne ha ricordato anche il particolare legame con il Concilio Vaticano II. “Durante il Concilio Vaticano II egli ne sosteneva spiritualmente i lavori, coinvolgendo i fedeli nell’Opera conciliare di bontà con atti di carità e di rinnovamento morale”, ha spiegato.
Una testimonianza che Leone XIV ha proposto come esempio concreto di una fede capace di trasformarsi in azione e di opporsi al male senza alimentare altra violenza.
“La sua testimonianza ci ricordi che la civiltà dell’amore si costruisce perdonando e vincendo il male con il bene”, ha affermato il Pontefice.
Dalla memoria alla responsabilità
Il riferimento a Findysz consente così a Leone XIV di unire due temi centrali del suo intervento: la memoria delle vittime delle dittature e la necessità di costruire una pace autentica.
Il ricordo delle tragedie del passato, nelle parole del Papa, non deve rimanere confinato alla memoria storica, ma trasformarsi in una responsabilità per il presente. Ricordare le vittime del nazismo e dello stalinismo significa anche interrogarsi sulle condizioni che possono permettere alla violenza, all’odio e alla sopraffazione di ripresentarsi sotto nuove forme.
Da qui il richiamo al perdono, non inteso come cancellazione del male subito, ma come scelta capace di interrompere la spirale della contrapposizione. La “civiltà dell’amore” evocata da Leone XIV nasce infatti da gesti concreti di carità, rinnovamento morale e riconciliazione.
Il messaggio rivolto dal Pontefice ai fedeli italiani e polacchi converge dunque su una stessa idea: la pace non si costruisce soltanto attraverso gli accordi tra governi o la diplomazia internazionale, ma anche attraverso la formazione delle coscienze. È nella responsabilità di ciascuno, nella ricerca della verità, nel perdono e nella scelta di “vincere il male con il bene” che, secondo Leone XIV, può prendere forma una società realmente orientata alla pace.
(da www.farodiroma.it - 20 agosto 2026)