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LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA E L’ENCICLICA “MAGNIFICA HUMANITAS”

 

Di Fabiano D’Arrigo

 

La lettera enciclica “Magnifica humanitas” non è soltanto un documento che parla di intelligenza artificiale (IA), ma uno scritto ampio, 245 paragrafi, che affronta le tematiche della dottrina sociale della Chiesa e le “res novae” dell’attuale società postmoderna.

Leone XIV “con animo di pastore e di padre”, ma anche (lo spero) di fratello in umanità, si rivolge “a tutti i fedeli cattolici, a tutti i cristiani, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà” per invitarli a riflettere sullo sviluppo futuro dell’umanità e sulla custodia della persona umana nel tempo delle tecnologie e dell’IA.

Il pontefice non improvvisa. Si inserisce nel solco della dottrina sociale della Chiesa e lucidamente guarda le “res novae” di questo XXI secolo, che sollecitano la dottrina sociale cristiana e la costringono “a misurarsi con le domande della storia alla luce della Verità rivelata”.

Il papa è consapevole che le novità problematiche contemporanee e soprattutto l’insegnamento sociale cristiano non sono ancora patrimonio comune né della Chiesa, né delle opinioni pubbliche.

I contenuti delle encicliche sociali, dalla “Rerum novarum” a quelle più recenti, infatti non sono oggetto della predicazione ecclesiale ordinaria, né del dibattito pubblico. La dimensione orizzontale, ovvero sociale e politica, del cristianesimo non viene ancora compresa da una moltitudine di fedeli e viene ignorata o strumentalizzata dall’agone pubblico e politico. Così “la maggior parte delle persone rimane in attesa, osserva da lontano e spera semplicemente che tutto vada per il meglio”.

Questo rimanere in attesa, conseguenza di un condizionamento subito o di un’inedia provata, preoccupa Leone XIV che, perciò, sprona tutti a porsi delle domande.

Eccole: “Dove stiamo andando? Verso quale meta desideriamo orientarci? Quale direzione scegliere come comunità umana e come popoli?”.

E le argomentate risposte di papa Prevost aiutano tutti, opinioni pubbliche e classi dirigenti, a riflettere e ad orientare le scelte.

Nel primo capitolo dell’enciclica si evidenzia la dinamicità del pensiero sociale cristiano: un pensiero che si è delineato con la “Rerum novarum”, si è sviluppato con la “Pacem in terris”, la costituzione pastorale “Gaudium et spes”, la “Populorum progressio”, fino alla “Fratelli tutti”. Un pensiero che, specialmente dopo il Concilio Vaticano II, è stato annunciato da una Chiesa dentro la storia  -al riguardo vengono ricordate la distinzione e l’autonomia tra fede e storia-, desiderosa di camminare con l’umanità e di dialogare con il mondo in vista del bene comune.

I diversi  aspetti di volta in volta elaborati, non senza contraddizioni, hanno portato ad un “corpus organico di  insegnamenti sociali” che ad oggi possono essere così sintetizzati: “la dignità della persona, il valore del lavoro, la destinazione universale dei beni, la solidarietà e la sussidiarietà, la cura del creato, la centralità della pace e della fraternità”. Infine il valore del bene comune. 

Nel secondo capitolo ci si sofferma sui principi e sui fondamenti della dottrina sociale, sui quali bisogna tornare a riflettere “per custodire -scrive il papa- la persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”.

La dignità ontologica di ogni essere umano creato ad “immagine del Dio trinitario”, il valore imprescindibile dei diritti umani “universali e inalienabili” rischiano di diventare affermazioni formali che possono essere vanificate da un nichilismo relativista, o da un progresso tecnologico distorto, o da potentati  solo apparentemente democratici.     

Come il diritto alla vita, “dal concepimento alla sua conclusione naturale”, anche il bene comune è “un valore non negoziabile”. Esso non si consegue con la somma dei beni individuali, tanto meno con la ricerca del profitto proprio o d’impresa nell’illusione di una ricaduta positiva sugli altri (qui c’è una critica al liberismo economico!), ma sviluppando l’interdipendenza tra la componente economica, quella politico-culturale e quella religiosa assieme ai legami di solidarietà e di corresponsabilità.

E’ interessante che Leone XIV tra i beni a destinazione universale, come l’aria, l’acqua e le risorse naturali, o su cui grava una funzione sociale, come la proprietà privata, includa anche “i beni immateriali e culturali”. Quindi le conoscenze tecnologiche, i brevetti, gli algoritmi, le piattaforme digitali, la stessa IA non possono restare concentrati nelle mani delle multinazionali private, ma devono essere vastamente condivisi. Naturalmente secondo regole giuridicamente garantite. Oppure (questo è il mio giudizio)i dati tecnologici  potrebbero anche sottostare al solo controllo pubblico degli Stati.

Pure il principio di sussidiarietà, secondo il quale l’istanza superiore deve riconoscere e coordinare l’azione delle famiglie e dei corpi intermedi, può valere nel contesto della rivoluzione digitale. Servono , perciò, specifiche normative nazionali  e sovranazionali che garantiscano una collaborazione tra i  vari corpi intermedi ed i grandi attori economico-tecnologici per la gestione dei dati digitali.

Ancora una volta l’azione politica degli Stati e degli organismi sovranazionali, garanti sommi di un bene comune laicamente inteso, diventa essenziale.

Da ultimo la solidarietà, l’idea di una giustizia sociale, il contrasto alle inique strutture economiche e culturali di base, generatrici di disuguaglianza, contribuiscono a ricercare un profitto favorevole al bene di ogni persona e dei popoli.

Dopo il richiamo alla dottrina sociale cristiana, il papa si confronta con i pericoli e le potenzialità dell’IA applicata alla vita sociale degli uomini.    

Per Leone XIV tutte le tecnologie devono essere utilizzate secondo principi etici rispettosi della dignità e della centralità di ciascuna persona umana e, come già detto, devono essere regolamentate da una pubblica autorità.

L’idea della “centralità della tecnica” e quella di “oltrepassare i limiti della condizione umana “ sono da respingere. L’IA deve essere rigorosamente controllata dagli uomini, al di là di ogni transumanesimo e di ogni postumanesimo. Paradossalmente il nostro limite creaturale -sostiene il papa- costituisce la nostra grandezza e consente la compassione vicendevole.

Un’IA efficace è quella disarmata. “Disarmare l’IA significa sottrarla alla logica della competizione armata, che oggi non è più solo militare ma economica e cognitiva”. Significa rinunciare “alla corsa all’algoritmo più performante e alla banca dati più vasta, al fine di consolidare un  vantaggio geopolitico  o commerciale [a danno di] tutti gli altri”.

L’IA disarmata facilita , perciò, un utilizzo umano delle tecnologie a vantaggio di tutti per edificare  “la civiltà dell’amore” così come sono state ricostruite le mura di Gerusalemme al tempo di Neemia.

Con forza viene ribadito che proprio “nell’epoca dell’IA e della robotica non è più possibile affidarsi alla sola ‘mano invisibile’ del mercato: la politica ha il compito di orientare le dinamiche economico-tecnologiche verso il bene comune, promuovendo lavoro dignitoso, inclusione sociale e un’equa distribuzione dei benefici dell’innovazione”.

L’utilizzo bellico dell’IA , oggetto del quinto capitolo, diventa diabolico, perché “la tecnica, separata dall’etica e dalla responsabilità, [rende] più rapida e impersonale la decisione sulla vita e sulla morte, e [presenta] il ricorso alla forza come opzione immediata e praticabile”. E viene, così, sconfitta la pace che è “una condizione del bene comune universale”.

Con l’IA possono essere combattute in modo più accelerato guerre sempre più cruente, possono essere fatti attacchi cibernetici, possono essere realizzate manipolazioni dell’informazione e campagne d’influenza a danno dei popoli  e soprattutto dei poveri.

Nell’epoca attuale, che Prevost definisce “la moderna Babele”, si espande sempre più una cultura della potenza, che legittima la guerra considerandola una logica continuazione della politica .

 Terminata l’epoca della guerra fredda ed obnubilata la memoria storica delle tragedie novecentesche, lo sterile multilateralismo e l’impotenza dell’ONU non riescono ad assicurare una giusta stabilità internazionale. Così le potenze si fronteggiano direttamente od indirettamente, condizionano le opinioni pubbliche, perseguono politiche di riarmo, scatenano guerre locali e regionali nel tentativo di ottenere una supremazia più o meno estesa.

Perciò la guerra diventa “necessaria, inevitabile o addirittura pulita”. La pace, invece, solo “un intervallo precario tra conflitti”.

Si torna anche a paventare l’utilizzo di armi nucleari  per “impieghi tattici” e la deterrenza nucleare una “condizione indispensabile di sicurezza”.

Per questo le principali potenze atomiche non aderiscono al “Trattato per la proibizione delle armi nucleari” del 2021.

L’IA applicata alla guerra potrebbe diffondere la falsa convinzione della minore responsabilità umana e della giustezza della guerra. Ma Leone XIV, riprendendo Paolo VI e Francesco, ripete che “oggi è […] importante ribadire il superamento della teoria della ‘guerra giusta’, troppo spesso invocata a giustificare qualsiasi guerra”.

La “Realpolitik”, citata da molti commentatori, non può rassegnarsi all’ineluttabilità della guerra; ma deve perseguire la pace, una pace fondata sulla giustizia e sullo sviluppo attraverso la diplomazia ed il dialogo.

Ciò, concretamente, richiede politiche che contengano “la corsa agli armamenti”, che sviluppino le relazioni diplomatiche come “via ordinaria per affrontare i conflitti” e “al metodo della guerra” sostituiscano “il metodo della pace”, che promuovano riforme e progetti per chiudere la forbice tra la ricchezza e la povertà.

Veramente le nuove tecnologie, se governate con norme condivise ed approvate dalle pubbliche istituzioni, possono favorire il bene comune e la pace.

L’appello finale richiama al fatto che ogni persona nel proprio ambito d’azione deve esercitarsi per “scegliere se alimentare la logica della forza (anche solo con indifferenza, cinismo,menzogna, odio), oppure custodire la logica della pace (con verità, sobrietà, prossimità, cura)”. E questo appello non è “una speranza ingenua”, ma una concreta proposta politica per superare le crisi economico-politico-sociali in atto.

Alla comunità ecclesiale ed alla società civile continuare a fare orecchi da mercante, oppure rimboccarsi le maniche una volta per tutte.

 

Lucca, 31 maggio 2026

 

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LETTERA ENCICLICA MAGNIFICA HUMANITAS DEL SANTO PADRE LEONE XIV
SULLA CUSTODIA DELLA PERSONA UMANA NEL TEMPO DELL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE
(formato pdf, da www.vatican.va)
Sintesi dell'Enciclica Magnifica Humanitas
(realizzata da un servizio di Intelligenza Artificiale

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