di Paolo Razzuoli
Oggi, 25 aprile, l’Italia si ferma per commemorare la Liberazione dal nazi-fascismo. È una data che segna lo spartiacque tra la dittatura e la libertà, il momento in cui i valori della Resistenza si sono fatti carne e ossa, diventando il fondamento della nostra Costituzione repubblicana.
Tuttavia, celebrare questa giornata non può ridursi a un mero esercizio di retorica storica o a una sfilata di bandiere. Ricordare quegli avvenimenti ha senso solo se siamo capaci di tradurre i valori di allora nelle sfide del presente.
Se nel 1945 il nemico aveva il volto delle camicie nere e delle divise occupanti, oggi la democrazia liberale si trova a fronteggiare avversari più insidiosi, spesso invisibili o mascherati da "volontà popolare". I pericoli attuali si annidano in diverse forme:
• Populismi e Sovranismi: Movimenti che cavalcano le paure dei cittadini offrendo soluzioni semplificate a problemi complessi, erodendo la fiducia nelle istituzioni sovranazionali e nella cooperazione globale.
• La Politica del Consenso Immediato: Una classe dirigente che, priva di visione a lungo termine, preferisce il "mi piace" immediato alla costruzione di basi solide per le nuove generazioni.
• La "Democrazia Recitativa": Un sistema dove la rappresentanza scivola verso la messa in scena, dove la forma sostituisce la sostanza e il dibattito parlamentare diventa un teatrino ad uso e consumo dei social media.
Un ruolo determinante in questa deriva è giocato dai social network. Piattaforme che dovrebbero connetterci sono diventate, non raramente, veicoli di messaggi superficiali, fuorvianti o apertamente manipolatori. La complessità dei valori democratici viene sacrificata sull'altare della velocità, trasformando il cittadino in un utente passivo, esposto a una polarizzazione estrema che avvelena il discorso pubblico.
Commemorare la Resistenza oggi significa, paradossalmente, combattere contro derive che si annidano in entrambi i poli dello spettro politico. Esiste una sorta di "fascismo all'incontrario" che unisce la destra estrema e la sinistra estrema: un approccio intollerante, che rifiuta il dialogo, che demonizza l'avversario e che predilige l'imposizione ideologica al confronto democratico.
"Essere antifascisti nel XXI secolo non significa solo condannare il passato, ma impegnarsi risolutamente contro ogni forma di autoritarismo e di disprezzo per le libertà individuali, ovunque esse si manifestino."
In conclusione, la Liberazione è un cantiere sempre aperto. Essere antifascisti oggi significa lottare per riportare la democrazia rappresentativa alla sua natura originaria: un sistema vivo, partecipato e lungimirante.
Dobbiamo pretendere una politica che abbia il coraggio della visione, che sappia guardare oltre il prossimo sondaggio e che metta al centro la dignità della persona e il bene comune. Solo così onoreremo davvero chi, oltre ottant'anni fa, ha dato la vita per permetterci, oggi, di esprimere il nostro dissenso e di costruire, insieme, il nostro domani.
Lucca, 25 aprile 2026