di Paolo Razzuoli
Nel dibattito sul prossimo referendum di riforma della giustizia, si sente di sovente parlare di processo di rito inquisitorio e di rito accusatorio. Una differenza non semplice da inquadrare, soprattutto per i non addetti ai lavori, che sono poi la grande maggioranza degli elettori.
Giacché comprendere la differenza fra i due riti del processo penale risulta importante ai fini della valutazione di un aspetto fondamentale della proposta di riforma su cui saremo chiamati ad esprimerci (mi riferisco ovviamente alla separazione delle carriere), mi sembra utile proporre un testo con cui si cerca di descrivere, in modo semplice e chiaro, una materia non poi così semplice.
Capire infatti la differenza tra rito inquisitorio e accusatorio è fondamentale per comprendere come funziona la giustizia oggi. Immagina il processo come una partita: a seconda del rito, cambiano completamente il ruolo dell’arbitro e le regole del gioco.
1. Il Rito Inquisitorio: Il Giudice "Tuttofare"
Nel sistema inquisitorio, tipico del passato e di regimi meno liberali, la figura centrale è il giudice inquisitore.
Il Ruolo: Il giudice non si limita a decidere, ma cerca attivamente le prove. È lui che interroga, indaga e accumula materiale contro l'imputato.
La Dinamica: Non c'è una vera distinzione tra chi accusa e chi giudica. Spesso il processo è scritto e segreto, e l'imputato è visto più come un "oggetto" dell'indagine che come un soggetto con pieni diritti.
L'Obiettivo: La ricerca della verità materiale a ogni costo, anche sacrificando le garanzie della difesa.
2. Il Rito Accusatorio: La Sfida ad Armi Pari
L'Italia è passata a un modello tendenzialmente accusatorio nel 1989, con il nuovo codice di procedura penale che porta il nome del Ministro socialista Giuliano Vassalle, medaglia d'argento al Valor Militare della Resistenza. Qui il processo è concepito come una sfida tra due parti davanti a un terzo imparziale.
Le Parti: Da un lato c'è il Pubblico Ministero (PM) che accusa, dall'altro il Difensore che tutela l'imputato.
Il Giudice: È un arbitro neutrale. Non cerca le prove, ma valuta solo quelle che le due parti gli portano durante il dibattimento (il processo pubblico).
L'Obiettivo: Garantire il "giusto processo". La verità emerge dal confronto dialettico tra accusa e difesa.
L'Importanza della Separazione delle Carriere
In un sistema accusatorio puro, per garantire che l'arbitro (il Giudice) sia davvero imparziale, emerge il tema della separazione delle carriere tra Magistratura giudicante (i Giudici) e Magistratura inquirente (i Pubblici Ministeri).
Ecco perché questo passaggio è considerato cruciale da molti giuristi:
1. Terzietà del Giudice
Se il Giudice e il PM appartengono allo stesso corpo professionale, frequentano gli stessi uffici e hanno lo stesso percorso di carriera, esiste il rischio di una "vicinanza psicologica". Il Giudice potrebbe essere portato a fidarsi più della tesi del PM (suo collega) che di quella dell'avvocato (un esterno).
2. Parità delle Armi
Perché ci sia un equilibrio, il PM deve essere una parte del processo esattamente come il difensore. Se il PM "condivide la divisa" con chi deve decidere, l'equilibrio si spezza e la difesa parte in svantaggio.
3. Specializzazione delle Funzioni
Svolgere indagini (trovare i colpevoli) e giudicare (valutare con distacco) richiedono mentalità e attitudini opposte. Separare le carriere significa garantire che chi giudica non sia influenzato dalla mentalità investigativa.
In sintesi: Mentre nel rito inquisitorio lo Stato è un gigante che schiaccia il cittadino, nel rito accusatorio lo Stato accetta di giocare secondo regole paritarie. La separazione delle carriere è l'ultimo tassello per garantire che l'arbitro non indossi, nemmeno inconsciamente, la maglia di una delle due squadre.
E’ quindi importante che anche in Italia si arrivi alla separazione delle carriere: è l’atto necessario per completare la riforma voluta dal Ministro Giuliano Vassalle, e per armonizzare il sistema italiano a quelli di quasi tutti i Paesi in cui vige lo Stato di Diritto.
E’ importante recarsi alle urne e votare Sì, per confermare la proposta di riforma. E’ importante recarsi alle urne giacché, come certamente gli elettori e le elettrici sanno, nel referendum confermativo non è previsto alcun quorum per la sua validità.
Lucca, 22 febbraio 2026