di Fabiano D’Arrigo
Ancora una volta il “Giorno del ricordo” è stata una celebrazione dimezzata e finalizzata alla polemica politica strumentale più che alla conservazione e alla rinnovazione delle memorie e della memoria.
Purtroppo il “Giorno del ricordo” (10 febbraio), ma anche il “Giorno della memoria” (27 gennaio) ed altre ricorrenze come la “Giornata europea di commemorazione delle vittime di tutti i regimi totalitari e autoritari” (23 agosto) diventano occasioni pretestuose, a livello culturale e politico, per veti ed accuse incrociate che nulla hanno a che fare con la memoria, né con la commemorazione civile.
Dalla Shoah alle foibe, dalla sicurezza alla migrazione, dalla riforma costituzionale sulla separazione o meno delle carriere tra giudici e pubblici ministeri al premierato, tutto, insomma, diviene materia di aspro confronto e di scontro verbale, talvolta anche materiale, tra una destra ed una sinistra che navigano a vista nel mare di una conservazione più o meno autoritaria e di un riformismo tra il velleitario e l’inconcludente.
L’assenza di un dialogo e di un confronto, non tanto per incapacità ma per partito preso, impediscono la realizzazione del bene comune e mettono a repentaglio la democrazia che potrebbe soccombere agli attacchi della violenza reazionaria (oggi più nascosta) o a quelli della violenza terroristica-rivoluzionaria (oggi più visibile).
Entrambe le violenze sono nocive per la compagine democratica; ma almeno -ammonisce Pier Giorgio Frassati, giovane militante del Partito Popolare Italiano, antifascista ed anticomunista recentemente canonizzato da papa Leone XIV- la violenza comunista è “per un ideale, quello di elevare la classe operaia per troppi anni sfruttata da gente senza coscienza, ma i fascisti che ideale hanno?”.
Il pensiero politico-culturale di San Pier Giorgio Frassati, l’azione politica di Alcide De Gasperi, quella di Aldo Moro, quella di Benigno Zaccagnini andrebbero nuovamente sdoganati e, forse, aiuterebbero l’uscita dall’impasse attuale.
A Lucca, città un tempo democristiana, è apparso in occasione del “Giorno del ricordo” lo sfregio “meno fascisti più foibe”; sfregio che denota una ‘cultura’ violenta ed antidemocratica da condannare senza se e senza ma.
Pure l’appello di Difendere Lucca a segnalare i negazionisti delle foibe che transitano negli spazi pubblici, scuole comprese, non è accettabile. Intanto perché Difendere Lucca si preoccupa che vengano segnalati i negazionisti delle foibe e non quelli della Shoah?
I negazionisti, tutti i negazionisti che negano per ignoranza culturale o per odio politico, non vanno segnalati; ma vanno invitati, se lo vogliono, a confrontarsi senza se e senza ma con la realtà, tutta la realtà.
E, come sostiene il Partito Democratico, se la “memoria delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata merita rispetto, studio serio e approfondimento storico”, allora educhiamo sul serio i giovani, che frequentano la scuola pubblica e la scuola paritaria, allo spirito critico senza alcun indottrinamento ideologico.
Una nota personale. Quando ho frequentato il liceo classico non ho studiato né la Shoah, né le foibe; ma sono stato educato allo spirito critico che mi ha consentito di confrontarmi con la realtà e di andare in pellegrinaggio al lager di Auschwitz, al gulag delle isole Solovki, alla foiba di Basovizza.
La concezione teologia della storia nel libro dell’Apocalisse rivela che il procedere drammatico delle vicende umane non è caotico; anzi è orientato alla salvezza, al bene ( e il bene non vuole l’annientamento ma la redenzione dell’avversario) che alla fine si affermerà.
Questa speranza deve sostenere l’umanità e quindi anche noi chiamati ad uscire dal circuito caotico, a condividere -prima o poi- una qualche memoria, a collaborare per il bene comune.
Lucca, 14 febbraio 2026