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Torino, 31 Gennaio: Una ferita inutile alla convivenza civile

 

di Paolo Razzuoli

 

Quanto accaduto lo scorso sabato tra le vie di Torino non può essere derubricato a semplice "protesta degenerata". È necessario chiamare le cose con il loro nome: si è trattato di un atto di guerriglia urbana premeditato, un’esplosione di violenza cieca che nulla ha a che spartire con il diritto al dissenso o la libertà di espressione.

Torino, città dalla storica tradizione democratica e civile, si è ritrovata ostaggio di frange estremiste che hanno trasformato il centro cittadino in un campo di battaglia. Il bilancio è desolante: vetrine infrante, arredi urbani divelti, fiamme e, cosa ancor più grave, il ferimento di agenti delle forze dell’ordine e lo spavento di cittadini inermi.

 

La violenza come negazione del dialogo

 

Nessuna causa, per quanto sentita o ideologicamente strutturata, può giustificare l’uso sistematico della violenza contro le persone e i beni comuni. Chi scende in piazza con il volto coperto e strumenti atti a offendere non sta certo cercando il pacifico confronto.

 

 Commercio in ginocchio: In un sabato pomeriggio di attività, decine di esercenti hanno dovuto abbassare le serrande, subendo danni economici diretti e indiretti.

 Insulto alle istituzioni: L'attacco sistematico a chi garantisce la sicurezza è un attacco alle fondamenta stesse del nostro vivere civile.

 

Una condanna senza appelli

 

È fondamentale che tutte le forze politiche, sociali e civili della città esprimano una condanna unanime e senza "se" e senza "ma". Giustificare o anche solo contestualizzare tali atti significa diventarne complici morali. La democrazia vive di confronto, anche aspro, ma muore dove iniziano i sampietrini lanciati e le molotov.

La solidarietà di chi scrive va alle forze di polizia che hanno operato in condizioni di estremo pericolo e ai cittadini torinesi che si sono visti privati, per ore, della propria libertà di circolare in sicurezza nella propria città.

 Bene ha fatto la premier Giorgia Meloni a recarsi all’ospedale a portare la solidarietà dello Stato ai poliziotti feriti, così come ha fatto bene a chiamare le cose con il loro nome, parlando di tentato omicidio.

 Speriamo che tutti i responsabili vengano individuati e che la giustizia possa fare il suo corso, certo nel rispetto dello stato di diritto, ma con rigore e senza indulgere ad atteggiamenti giustificazionisti.

 

Lucca, 2 febbraio 2026

  

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