di FABIANO D’ARRIGO
In Italia con la legge n. 211 del luglio 2000 è stato istituito il “Giorno della Memoria” per ricordare lo sterminio del popolo ebraico (Shoah), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani deportati e imprigionati nei lager nazisti, nonché coloro che si sono opposti al progetto di annientamento attuato dal nazifascismo.
A livello internazionale l’Assemblea Generale dell’ONU ha costituito il “Giorno della Memoria” con la risoluzione n. 60/7 del 1° novembre 2005 per commemorare le vittime dell’Olocausto: ebrei, oppositori politici, rom, sinti, omosessuali, testimoni di Geova , religiosi cattolici e protestanti.
E’ stato stabilito di celebrare il “Giorno della Memoria” il 27 gennaio di ogni anno, perché in quella data nel 1945 l’Armata Rossa ha liberato i deportati superstiti nel campo di sterminio di Auschwitz.
Ad Auschwitz, Oswiecim in polacco, furono operativi tre campi principali: Auschwitz I operativo dal giugno 1940; Auschwitz II-Birkenau operativo dall’ottobre 1941; Auschwitz III-Monowitz operativo dall’ottobre 1942.
All’ingresso, sopra il cancello, di Auschwitz I campeggiava la scritta beffarda: “Arbeit macht frei”.
E’ difficile stabilire il numero esatto delle persone che sono state sterminate e cremate nei tre lager di Auschwitz.
Alla fine del 1946 Rudolf Hoss, famigerato comandante del campo dal 1940 al 1944, affermò che le vittime uccise col gas zyclon B sono state 2.500.000 e quelle morte a seguito del lavoro forzato, della fame, e delle malattie 500.000. Poi nel gennaio 1947 modificò la sua prima versione e si limitò a dire che durante la sua attività perirono milioni di persone.
Per decenni, comunque, venne accettata la cifra di 3-4 milioni di vittime annientate ad Auschwitz. Nel 1993 la questione venne riaperta ed alcuni storici cercarono di dimostrare che il numero delle vittime ad Auschwitz è stato inferiore: circa 711.000 od al massimo 1.100.000.
Al di là del numero esatto delle persone decedute ad Auschwitz la cifra complessiva dello sterminio perpetrato resta mostruosa: il totalitarismo nazista ha cercato con meticolosità di eliminare dalla storia quell’umanità ritenuta inferiore e quindi indegna della vita.
I dati sui sopravvissuti di Auschwitz sono frammentari: si stima che sono stati circa 200.000.
Tra i sopravvissuti italiani ci sono figure note come Primo Levi, Liliana Segre, Sami Modiano; ma anche persone meno conosciute come la triestina Marta Ascoli (1926 - 2014) e la friulana Elvia Bergamasco (1927 - 2015).
Marta Ascoli, figlia di padre ebreo, venne deportata, assieme al padre, ad Auschwitz nel marzo 1944. Mentre il padre fu mandato nelle camere a gas subito dopo l’arrivo al campo, Marta, a cui venne assegnato il numero 76749, sopravvisse alle selezioni, al lavoro forzato, alla fame, al freddo ed alle malattie. Venne trasferita a Bergen-Belsen nel dicembre 1944 e lì tentò di morire. Si avvicinò al filo spinato che circondava il campo e supplicò la guardia di spararle. Ma la sentinella, che non era un milite SS, non sparò e si allontanò da lei. Liberata nell’aprile 1945, fece rientro in Italia e divenne una testimone attiva della Shoah italiana. Nel 1988 scrisse il libro “Auschwitz è di tutti”. E’ stata a Lucca nell’ottobre 2005.
Elvia Bergamasco, giovane staffetta partigiana, venne arrestata e deportata a Birkenau nel giugno 1944. Ebbe tatuato sul braccio sinistro il numero 88653. Riuscì a sopravvivere all’orrore del campo di sterminio. Così venne trasferita in altri campi e finalmente liberata nel maggio 1945. Anche lei divenne una testimone dell’Olocausto. Nel 2005 scrisse il diario “Il cielo di cenere”. E’ venuta a Lucca due volte: nel novembre 2000 e nell’ottobre 2005.
A Lucca Marta ed Elvia hanno raccontato il loro calvario ad Auschwitz-Birkenau e la loro lenta e faticosa rinascita alla vita familiare e civile.
Ne “Il cielo di cenere” si legge: “Ad Auschwitz era proibito anche parlare. Noi eravamo dei pezzi, non eravamo più delle persone, assolutamente. Ci sentivamo, eravamo nullità, realmente, nullità complete, anche dentro di noi. Eravamo cattive. Era la fame a renderci cattive. Nonostante ciò, quand’era possibile, i gesti di solidarietà non mancavano. Quando sono ritornata a casa a ottobre [1945] pesavo trentadue chili”.
E in “Auschwitz è di tutti” è scritto: “Ventisei nazionalità sono state fatte confluire ad Auschwitz. Tutti hanno dovuto sottostare al dominatore teutonico: politici, Ebrei, zingari, cattolici, partigiani, tutti per un ideale di pace, di giustizia e di libertà, hanno dato il loro contributo e intriso di sangue e cenere il lager”.
Pensando al sacrificio di Marta, di Elvia e di tanti altri deportati, anche noi, oggi, dobbiamo dare un valido contributo perché gli ideali della pace, della giustizia, della libertà non vengano vanificati.
Lucca, 25 gennaio 2026