Convegno
“La sinistra che vota Sì”.
Firenze, Palazzina Reale, 12 gennaio 2026.
Sintesi dell’evento realizzata dall’Intelligenza Artificiale
Lo scorso lunedì 12 gennaio si è svolto, presso la Palazzina Reale di Firenze, un evento dal titolo “La sinistra che vota Sì”, organizzato dall’Associazione “Libertà Eguale”. L’evento, introdotto e coordinato da Carlo Fusaro, riguarda ovviamente il Referendum sulla separazione delle carriere e riforma dell'ordinamento giudiziario.
Fucinaidee, pensando di fare cosa utile, propone una sintesi dell’iniziativa, realizzata con l’ausilio dell’Intelligenza Artificiale, sulla base dell'audio della diretta di Radio Radicale.
1. Introduzione di Carlo Fusaro
Carlo Fusaro apre l'incontro scusandosi per la capienza limitata della sala, evidenziando come l'iniziativa abbia riscosso un successo inaspettato. Fusaro chiarisce che il referendum non riguarda i tempi dei processi, ma la riforma dell'ordinamento giudiziario, un tema difficile da spiegare in campagna elettorale. Ricorda la figura di suo padre, magistrato, che già decenni fa sosteneva la necessità di separare le funzioni di giudice e pubblico ministero, specialmente dopo la riforma del processo del 1989. Il cittadino deve vedere la prova formarsi davanti a un giudice terzo, che non deve avere nulla a che fare né con la difesa né con l'accusa.
2. Intervento di Augusto Barbera
Il professor Augusto Barbera sottolinea che la Costituzione prevede strumenti di democrazia diretta come il referendum per permettere ai cittadini di esprimersi su singole questioni. Ribadisce un messaggio chiave: nel prossimo referendum (previsto per metà marzo o il 22-23 marzo) non si vota a favore o contro il governo Meloni, ma sul merito della riforma. Barbera definisce la separazione delle carriere una riforma liberale che appartiene storicamente al patrimonio della sinistra riformista. Affronta anche il tema del sorteggio per il CSM, spiegando che è una risposta alla "degenerazione correntizia" e che non è un concetto estraneo alla Costituzione (citando i giudici aggregati della Corte Costituzionale).
3. Intervento di Anna Paola Concia
Paola Concia rivendica la sua natura di "garantista", nata durante l'epoca di Mani Pulite nel 1992. Afferma che per una donna di sinistra è naturale votare sì alla separazione delle carriere per garantire un equo processo. Esorta i partecipanti a non farsi intimidire da chi definisce "fascista" chi a sinistra vota sì, citando Stefano Ceccanti: "Non esistono i santi uffizi della sinistra".
4. Intervento di Enrico Costa
Enrico Costa focalizza l'attenzione sulla percezione pubblica della giustizia. Spiega che oggi un indagato esce spesso distrutto dall'ingranaggio giudiziario prima ancora della sentenza, poiché la contestazione del PM viene recepita dall'opinione pubblica come una condanna definitiva. Critica il fatto che spesso il giudice delle indagini preliminari (GIP) finisca per appiattirsi sulle richieste del pubblico ministero (citando l'alto tasso di accoglimento delle intercettazioni). Secondo Costa, la riforma serve a valorizzare i magistrati migliori che non sono legati alle logiche delle correnti.
5. Intervento di Marielisa D'Amico
La professoressa D'Amico ribadisce che questa è una riforma per i diritti del processo e non contro la magistratura. Spiega che il modello accusatorio, dove il PM è una parte e non un "organo di giustizia", è tipico delle democrazie moderne, mentre il modello inquisitorio appartiene a visioni autoritarie. Sostiene la creazione di due CSM distinti (entrambi presieduti dal Capo dello Stato) e l'istituzione dell'Alta Corte disciplinare per garantire meglio i diritti di difesa dei magistrati stessi.
6. Intervento di Benedetto della Vedova
Della Vedova rivendica le radici pannelliane, liberali e socialiste della riforma. Pur definendo l'attuale maggioranza come "manettara" su altri temi, sostiene che non si debba lasciare la bandiera di una riforma giusta nelle mani della sola destra. Votare sì serve a costruire un'alleanza di centrosinistra aperta, europeista e garantista.
7. Intervento di Cesare Salvi
Cesare Salvi argomenta che la riforma tutela il diritto alla giustizia del cittadino, specialmente di quello più debole. Ricorda i passaggi storici del PCI sulla responsabilità civile dei giudici e sul giusto processo. Conclude affermando che il cittadino è più protetto se ha davanti a sé non un blocco unico, ma due soggetti distinti (PM e difesa) davanti a un giudice terzo.
8. Conclusioni di Stefano Ceccanti ed Enrico Morando
• Stefano Ceccanti ripercorre la storia legislativa, ricordando che il centrosinistra aveva già inserito la separazione delle carriere e la corte disciplinare nei propri programmi elettorali passati (es. 2019 e 2022).
• Enrico Morando chiude l'incontro confutando le accuse di "autoritarismo" rivolte alla riforma: l'autoritarismo risiede nel processo inquisitorio, mentre la separazione delle carriere completa il passaggio al modello democratico accusatorio. Ribadisce che l'autonomia e l'indipendenza della magistratura non sono minacciate, ma ricevono un ulteriore fondamento costituzionale.
14 gennaio 2026