A cura di Paolo Razzuoli
Anche a Lucca è stato costituito il Comitato referendario promosso dalla Fondazione Luigi Einaudi, per il Sì alla riforma della Giustizia.
L’iniziativa è stata presentata con una conferenza stampa introdotta dal giornalista e saggista Federico Bini che ha richiamato la figura di Luigi Einaudi come esempio di padre della Repubblica: “Lo statista piemontese affonda le radici in quel costituzionalismo liberale francese che sancì con “Lo spirito delle leggi” (1748) di Montesquieu e la relativa teoria della separazione dei poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario) il fondamento della moderna democrazia occidentale”. Questa consultazione referendaria è alla fine il suo augurio “faccia maturare in noi la consapevolezza della centralità e della bellezza della libera vita democratica”.
La parola è stata poi presa da Corrado Besozzi, referente della Fondazione Luigi Einaudi per la Toscana, che ha ringraziato dell’adesione al Comitato il Sindaco di Lucca, Mario Pardini.
“Votare SÌ – ha detto Besozzi – significa far uscire il nostro Paese da una situazione anomala e allinearlo agli altri paesi europei”. “Ed è un bene – secondo il suo convincimento – che sia il popolo ad esprimersi su un tema come quello della giustizia che riguarda tutti noi da vicino. E solo con il giusto processo garantito dal giudice terzo e imparziale, ognuno di noi potrà sentirsi pienamente cittadino e tutelato nei propri diritti. Vale per tutti, soprattutto per i più deboli”.
Ad entrare nel merito della riforma è stata l’avv. Lodovica Giorgi, portavoce del Comitato, che parte da due osservazioni principali di carattere generale prima di entrare negli aspetti tecnici della riforma: “Le due osservazioni da fare in apertura – ha detto la penalista lucchese – sono:
1) questa riforma non ha colore politico perché se ne parla dal 1989;
2) è la naturale conseguenza di un principio costituzionale espresso dall’art. 111 Costituzione”.
I punti della riforma che Giorgi ha illustrato riguardano:
- la separazione delle carriere. Le nuove norme approvate dal Parlamento non sono dunque norme “di parte”, quanto piuttosto norme necessarie per rendere il nostro sistema giuridico coerente con sé stesso: se il giudice deve essere terzo e dunque equidistante da entrambe le parti, come può appartenere alla stessa carriera del Pubblico Ministero? Ma soprattutto: “Chi mai vorrebbe che l’arbitro di una qualunque partita di calcio indossi la maglietta di una delle due squadre?”. Non potendo articolare serie contestazioni rispetto ad una riforma fin troppo ovvia, si invoca il rischio democratico. Al contrario, questa riforma nasce proprio per modificare l’ordinamento giudiziario passato e per affermare che ogni cittadino ha diritto ad un processo che si svolga secondo le regole di uno Stato di diritto”.
- Doppio CSM e Alta Corte disciplinare. Dal principio di terzietà del Giudice consegue per forza logica che esso deve essere organizzato diversamente. Non può avere lo stesso concorso di accesso di un pubblico ministero, non ne può condividere la formazione, né la sua carriera può essere decisa da un pubblico ministero. Eppure oggi è così, esiste un unico Consiglio Superiore della Magistratura in cui sono presenti Giudici e P.M; con la riforma tale organo si sdoppia in Consiglio superiore della magistratura giudicante e requirente, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica e con procedure di selezione modificate: esempio il sorteggio. “È un passo in avanti importantissimo – sottolinea l’avv. Giorgi - perché è volto a prevenire il sistema dello strapotere delle correnti nella magistratura e della relativa lottizzazione”.
Infine, la giurisdizione disciplinare oggi in capo al CSM viene affidata ad un’Alta Corte: “Come ogni giudice, anche il giudice disciplinare deve essere terzo, distante quindi dal soggetto chiamate a giudicare. Ad oggi, i procedimenti disciplinari contro i magistrati, gestiti dal CSM, hanno esiti sconfortanti”.
Ha chiuso l’evento l’avv. Marco Agnitti che ci tiene a precisare come “riformare non vuol dire punire ma cercare di riportare il potere giuridico dentro i limiti democratici”. Consapevole che affrontare il tema giustizia in un paese “difficile” come l’Italia è una sfida non facile, mai come oggi siamo però dinanzi ad una svolta epocale: “Riformare la giustizia restituendole indipendenza e trasparenza”.
I comitati SiSepara sono nati – come già detto - da un impulso della Fondazione Luigi Einaudi.
IL Comitato nazionale è presieduto dall’Avv. Gian Domenico Caiazza. Fra i fondatori, alcuni noti nomi del mondo accademico e del giornalismo italiano.
IL comitato di Lucca conta già numerose adesioni, fra le quali anche quella dello scrivente.
Fucinaidee cercherà, per quanto nelle sue possibilità, di seguirne l’attività.
IL Portavoce è l’Avv. Lodovica Giorgi, mentre il Coordinatore è Federico Bini.
In allegato propongo il manifesto intitolato “Giustizia indipendente, responsabile, credibile”, che può essere letto anche sul sito www.sisepara.it.
Giustizia indipendente, responsabile, credibile
Manifesto del Comitato nazionale SiSepara
Lucca, 10 gennaio 2026