di Paolo Razzuoli
Il Capodanno - anche nella sfera pubblica - e' un momento di bilanci e di immaginazione di prospettive. Provo quindi a focalizzare alcuni eventi dell'anno che ci ha appena lasciati, cosi' come provero' ad immaginare alcuni obiettivi che - a mio modo di vedere - dovremo cercare di perseguire nel nuovo anno. Se poi ci riusciremo o meno, ci vorrebbe la sfera di cristallo per saperlo...
Naturalmente, nel limitato spazio di un articolo, molti temi resteranno esclusi da questi pensieri. Ad esempio, non affronto il tema dell'intelligenza artificiale, che pur e' di primaria importanza. Ma in questo spazio non si puo' trattare tutto...
L'anno che abbiamo alle spalle, non e' stato certamente facile. Molte cose sono accadute, soprattutto nello scenario internazionale. Fra queste, una mi pare di particolare importanza e gravita' per noi: mi riferisco alla sciagurata azione di Trump, mirata alla distruzione di quel particolare rapporto fra Europa e Stati Uniti, (insomma quel rapporto euro-atlantico), su cui e' stata costruita la nozione di civilta' occidentale nel secondo dopoguerra.
La strategia di Trump, che vede l'Europa come un antagonista anziche' un alleato, mette in discussione i fondamentali della politica che ha governato il mondo occidentale ed in generale la parte del globo governata sulla base dei valori della liberaldemocrazia. Si tratta di un fortissimo trauma della storia, che impone all'Europa nuove assunzioni di responsabilita', se ancora vorra' cercare di giocare un ruolo nello scacchiere planetario.
Nell'anno che si apre, Trump continuera' certamente a fare disastri irreparabili, ma il 2026 sara' anche l’anno delle elezioni di meta' mandato negli Stati Uniti, che purtroppo non scalzeranno Trump dalla Casa Bianca ma che a novembre, in caso di vittoria dei Democratici perlomeno alla Camera, potrebbero comunque decretare un primo stop alle manie autoritarie del palazzinaro newyorchese e quindi ridare al mondo intero la speranza che l’America prima o poi tornera' a fare l’America, anziche' rassegnarsi alla caricatura in cui si e' tragicamente trasformata da quando Trump e' tornato al potere.
Naturalmente l'Europa non potra' stare a guardare, confidando nel buon senso degli altri o nella buona stella. E' il momento di prendere consapevolezza che per gli europei non e' piu' possibile stare fermi, contando sullo scudo protettivo americano. O l'Europa trova la forza di fare un deciso balzo in avanti sulla strada dell'integrazione, o difficilmente sara' possibile immaginare un suo ruolo in uno scenario sempre piu' condizionato dagli interessi delle tre grandi potenze: Stati Uniti, Cina e Russia.
E' fondamentale per noi europei superare le spinte nazionaliste e sovraniste che pur si fanno sentire, in favore di una spinta unitaria in tutti gli ambiti fondamentali, proprio a partire dalla politica estera e di difesa.
E qui si pone il tema dell'architettura istituzionale dell'Unione: tema che - a mio modo di vedere - non puo' essere ulteriormente eluso. Se e' innegabile che esistano diversita' di sensibilita' e visione politica fra i 27 Paesi che costituiscono l'Unione Europea, condizione che non puo' essere ignorata affondando le proprie radici in complessi fattori storico-culturali, e' altrettanto vero che non possono ulteriormente bloccare processi di unificazione a cui alcuni Paesi dovessero essere pronti. E' insomma il tempo di porre con decisione il tema del voto a maggioranza in sede europea, cosi' come credo sia il tempo di porre seriamente il tema di immaginare una doppia velocita' nei processi di integrazione. Insomma, chi e' pronto provi ad andare avanti, e chi non lo e' restera' fermo in attesa di tempi migliori. Il tema e' affrontato anche da Mario Draghi nel suo rapporto. Si tratta di immaginare un'Europa a doppia velocita', come del resto e' avvenuto per l'Euro e per il trattato di Schengen.
A questo proposito non puo' essere ignorato che il governo italiano - tramite il proprio presidente - si e' espresso contro l'introduzione del voto a maggioranza. Una scelta a mio avviso miope, e che pone il nostro Paese in una posizione di retroguardia rispetto ad un processo storico che richiede coraggio e lungimiranza. Il tema non mi pare sia all'ordine del giorno del dibattito politico interno. Non capisco il perche', posto che la questione costituisce un argomento molto piu' rilevante rispetto a certe polemiche da pollaio che la fanno da padrone soprattutto nei vari talkshow televisivi. E' uno di quei temi su cui si giudica la capacita' di una classe politica di sapersi misurare con orizzonti di lunga prospettiva, riuscendo a liberarsi dalla logica della mera ricerca del consenso della quotidianita'.
Tornando poi brevemente su Trump, la sola idea che a novembre potrebbe subire una sconfitta alle urne (salvo un altro tentativo di colpo di stato dei suoi bravi ragazzi) oggi e' gia' sufficiente a immaginare il beneficio che riceverebbe l'Europa (con l'Ucraina in testa) se tutto andasse nel verso del ridimensionamento del movimento nazionalista Maga. Un sollievo morale, anche se al momento solo ipotetico, per tutti noi italiani ed europei.
Passando alle cose di casa nostra, mi si dira' che le priorita' degli italiani per il 2026 sono altre: il lavoro, i salari, il potere di acquisto, i figli, la casa, il mutuo, l’affitto, le tasse, la sicurezza, la scuola, la sanita', le pensioni e tutto quanto. Eppure niente e' piu' importante per il futuro degli italiani (e degli europei) delle sorti dell’Ucraina e dell’America, perche' un 2026 che dovesse vedere la sparizione dell’Ucraina fagocitata dalla Russia e un ulteriore decadimento morale dell’America (le due cose sono collegate) significherebbe l’inizio della fine del mondo come lo abbiamo conosciuto e la chiusura di ogni prospettiva ottimista su lavoro, salari, potere di acquisto, figli, casa, mutuo, affitto, tasse, sicurezza, scuola, sanita', pensioni e tutto quanto.
L’Ucraina combatte per la sua esistenza, per la sua cultura e per la sua identita' e, mentre respinge l’invasore russo con una tenacia ammirevole e un’efficacia strabiliante, difende la democrazia europea e lo stato di diritto del mondo libero, cioe' i principi fondamentali della convivenza civile che consentono a tutti noi di occuparci di lavoro, salari, potere di acquisto, figli, casa, mutuo, affitto, tasse, sicurezza, scuola, sanita', pensioni eccetera.
L’America ha liberato, costruito, e tenuto in piedi l’Occidente liberale per ottant’anni, ma Donald Trump sta sbriciolando il sistema di alleanze internazionali che ha reso grande l’America e pacifica l’Europa, indebolendo soprattutto il nostro continente, e facendo amicizia, e molti affari, con i peggiori ceffi del pianeta, a cominciare da quelli della cosca del Cremlino.
Cosi' il destino dell’Ucraina e quello dell’America sono saldamente legati a quello dell’Europa, e quindi anche dell’Italia, perche' senza l’Ucraina e con l’America arruolata con gli avversari di sempre noi europei siamo alla merce' dei nemici della societa' aperta. Il 2026 sara' l’anno in cui l’Ucraina dovra' continuare a difendere se' stessa dai criminali assalti quotidiani russi, dagli sgambetti americani e da un’elefantiaca burocrazia europea resa ogni giorno piu' macchinosa dalle quinte colonne del Cremlino e dai tanti utili idioti di Vladimir Putin.
Sempre con lo sguardo in casa nostra, nel 2026 si svolgera' il referendum confermativo sulla cosiddetta riforma della Giustizia. E' un tema rilevante, su cui l'elettorato e' chiamato ad esprimersi, speriamo avendo presente il merito dell'oggetto posto a referendum, e non pensando ad un voto sul governo. Un equivoco che gia' abbiamo conosciuto nel 2016 in occasione del referendum confermativo sulla riforma costituzionale proposta dal governo allora guidato da Matteo Renzi, una buona riforma che, tuttavia, venne respinta con un voto che, anche per colpa dello stesso Renzi, venne piu' indirizzato ad una valutazione sul governo che non all'oggetto della consultazione.
Naturalmente ci sara' chi fara' di tutto per confondere le acque. Speriamo che l'elettorato sappia ben distinguere i termini del problema, esprimendo un voto legato allo specifico quesito referendario.
Da queste pagine, faremo di tutto per aiutare la piu' consapevole possibile partecipazione alla consultazione.
Altro tema che speriamo possa assumere rilevanza nel 2026, e' quello del movimento politico all'interno dell'area liberaldemocratica. Il 2025 e' stato un anno interlocutorio, in cui qualche evento importante e' accaduto, quale ad esempio la nascita del Partito Liberaldemocratico. L'anno che si apre, anno che precedera' le elezioni del 2027, dovra' vedere il consolidamento di questa realta', sia sperando di aggregare nuovi soggetti, sia radicandosi sul territorio. Passaggi fondamentali, per poter aspirare a presentarsi all'elettorato nel 2027, con qualche speranza di avere qualche carta da giocare per cercare di superare quel bipopulismo sgangherato che ora contraddistingue il nostro scenario politico.
Tralasciando i problemi italiani per concludere questi pensieri, oltre al conflitto ucraino lo sguardo non puo' ignorare i molti altri teatri di guerra sparsi in tante parti del pianeta, a cominciare dal conflitto in Medio Oriente. Solo uno sguardo fugace in questa sede, con l'auspicio che il 2026 possa segnare qualche punto in favore della pace, quindi della capacita' di far prevalere le ragioni della politica e del diritto sulla forza delle armi.
E' con questi pensieri, che auguro un sereno 2026 ai lettori di Fucinaidee.
La grande sbronza collettiva
di Claudio Velardi
Lucca, 1 gennaio 2026