di Paolo Razzuoli
Le recenti elezioni regionali hanno riproposto un dato che ormai si presenta ad ogni tornata elettorale: quello del crescente astensionismo.
Quando alle urne si presenta circa il 43% degli aventi diritto, qualche dubbio sulla salute della nostra democrazia appare deltutto lecito.
Anche in questa occasione, riproponendo un mantra ormai consueto, le forze politiche hanno sottolineato la gravità del fenomeno: ma è una preoccupazione assai effimera, destinata a svanire entro pochi giorni. Tanto le elezioni sono comunque valide, e per una classe politica sostanzialmente votata all'autoconservazione, ciò che solamente conta è il risultato.
Naturalmente mi rendo benissimo conto della complessità della situazione. La disaffezione al voto dell'elettorato, è riconducibile ad una serie di concause che interrogano la politica sia nella sua capacità di dare risposte ai bisogni, sia nella sua capacità di esprimersi in istituzioni efficaci ed efficienti, sia nella sua attitudine ad esprimere una classe dirigente all'altezza della situazione.
Ma il dato delle elezioni regionali (in cui normalmente l'astensione è maggiore rispetto alle politiche e alle amministrative), qualche considerazione specifica penso possa autorizzarla.
Quando meno della metà degli elettori vota per eleggere il presidente ed il consiglio regionale, non è semplice disaffezione: è un giudizio sull’utilità di quel livello di governo. Le venti Regioni sono imperfette e sempre meno funzionali. La Costituzione le ha previste
fin da subito come risposta al fascismo, per rafforzare le autonomie locali e bilanciare il peso dello Stato centrale, ma questi enti non hanno superato
la prova del tempo e mostrano limiti che non si possono più ignorare.
Un motivo c’è. E forse più di uno. Negli anni le Regioni hanno acquisito sempre più spazio nel programmare il welfare locale, gestendo direttamente la sanità,
che assorbe tra il 65% e il 75% dei loro bilanci. I diritti sanitari restano nazionali, stabiliti dallo Stato attraverso i livelli essenziali di assistenza
(Lea). Ma la qualità e la tempestività delle cure cambiano sensibilmente da una Regione all’altra, e i costi sono sempre più alti. Tra il 1998 e il 2022
l’indebitamento regionale complessivo è cresciuto del 75%, con incrementi molto più marcati in Campania +347%, Lazio +270% e Calabria +241% e livelli di
debito superiori ai dieci miliardi di euro in Piemonte e Lombardia.
Insomma, a 55 anni dalle prime elezioni degli organi di governo delle Regioni a statuto ordinario (era il 1970), un Paese serio dovrebbe trovare la capacità di interogarsi sul loro funzionamento, sul ruolo che queste costose istituzioni hanno assunto, anche in relazione al dettato costituzionale ed al dibattito che lo ha accompagnato.
Il risultato degli interventi fatti sugli organi di governo locale, hanno portato ad un depotenziamento delle province, che ha messo questi enti in una sorta di limbo, peraltro anche sottolineato recentemente dal Capo dello Stato, da cui vanno sicuramente riscattate.
Ma non è certo mettendo una toppa, quale ad esempio il ripristino dell'elezione diretta dei loro presidenti, che si può pensare di affrontare un tema che richiede una ben superiore capacità di analisi e un ben più forte coraggio.
Il tema di un ripensamento dell'organizzazione degli organi di governo locale e regionale (Comune-Provincia-Regione), penso sia centrale nel contesto di una riflessione complessiva sull'efficacia ed efficienza delle istituzioni di dare risposte ai bisogni del tempo che viviamo. Ma le condizioni per affrontare il tema con la dovuta oggettività non sembrano proprio esserci. Occorrerebbe una capacità progettuale di cui non si vede traccia in una politica sostanzialmente appiattita sulla ricerca del consenso immediato.
Ecco perché solo immaginare di mettere in discussione il ruolo delle Regioni, è una "folle idea", anche se assai diffusa fra la gente, che nelle regioni individua enti inefficienti e costosi. Non avendo altri strumenti per far sentire questo disagio, si rifiuta la partecipazione al voto.
Lucca, 27 novembre 2025