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CONSIDERAZIONI SUL VOLTO SANTO RINNOVATO

 

Di Lucia Maria Lena

 

Il  Volto Santo o, meglio, il Volto Santo tornato nella sua condizione originale, è di nuovo visibile ai fedeli e ai visitatori non più disteso nella posizione orizzontale del periodo dei restauri, ma appeso alla sua croce, a sottolineare il legame inscindibile tra la morte del Giusto e la vita rinnovata nel nuovo ed indissolubile patto tra Dio, l’uomo e tutte le realtà create.

Tutti noi, abituati all’immagine del Cristo nero giunta fino all’oggi attraverso i secoli, siamo  rimasti stupiti, forse anche “spiazzati” di fronte a ciò che i restauri hanno riportato alla luce: l’incarnato chiaro, la veste di colore più vivo, il nimbo splendente; elementi, questi, che, almeno per i più, non hanno determinato un sentimento di estraneità ma, semmai, di rinnovata meraviglia estetica e, soprattutto, spirituale nell’incrociare lo sguardo di quegli occhi vivi, dolorosi e amati che per l’esperto di arte rappresentano un elemento straordinario di originalità, per il credente, o chi è alla ricerca di un più profondo senso per la propria esistenza,  un’offerta di amore gratuito e salvifico.

Nel corso dei secoli, è stato più volte ribadito, l’omaggio al “Volto Santo dei Lucchesi” ha rappresentato una tappa obbligata per i pellegrini in cammino verso Roma e un’effigie in nome della quale nobili ed imperatori hanno pronunciato solenni giuramenti; la fede popolare, nel segno del cero offerto come segno di devozione, è stata ed è tanto profonda da aver determinato il progressivo cambiamento dei colori della venerata statua lignea, ma certamente essa è apparsa a lungo nella condizione in cui possiamo ammirarla oggi: la patina di colore scuro si è formata nel corso dei secoli, per cui è corretto affermare che il restauro non ha rinnovato, ma riportato il Volto Santo all’aspetto che chi lo ha forgiato ha inteso dargli, sia soltanto mano d’uomo o, come vuole la leggenda, aiutata da una creatura angelica. Certo è che, nell’essenza di questa opera, l’aspetto religioso e quello artistico si compenetrano , tanto che il giudizio che ognuno di noi si sente di esprimere riguardo ai cambiamenti che essa mostra non può prescindere da ciò: le mani sapienti che in questi anni hanno lavorato sulla statua (immaginiamo “con timore e tremore”) hanno portato a compimento una sorta di missione artistica e spirituale i cui esiti sicuramente sapremo valutare adeguatamente (chi non lo ha già fatto) una volta superato lo stupore, legittimo, nel trovarsi di fronte ad un’opera così profondamente diversa da quella a cui eravamo abituati, ma, come detto, riportata alla sua reale condizione.

La commozione visibile sul volto di molte, moltissime persone di fronte al “loro” Volto Santo  porta alla sicura consapevolezza che la devozione non è venuta e non verrà meno per il diverso aspetto con cui egli appare, perché l’immagine è figura della realtà di una persona che unisce in sé l’umano ed il divino

 

Lucca, 16 settembre 2025

 

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