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Luca Ricolfi e le voci critiche silenziate

 

Di Maurizio Grassini

 

L’articolo di Luca Ricolfi Sul discorso di Vance - Tradimento dei valori occidentali? riproposto anche su questo sito, inizia con alcune considerazioni che meritano un’analisi più approfondita per meglio definire i suoi contorni troppo sfumati. Da quanto scrive Ricolfi “… non è (neppure) palesemente irragionevole la posizione di quanti fanno notare che la precedente espansione a est della Nato…… sia stata una mossa quantomeno azzardata”, la Nato viene percepita come un’entità ‘conquistadora’. Dopo il crollo dell’Unione sovietica, i paesi dell’Europa aldilà della cortina di ferro corsero in massa a chiedere di divenir parte dell’Unione Europea. L’allargamento fu istituzionalizzato in più di 10 anni dopo la dissoluzione dell’Unione sovietica. Frattanto, in questo periodo, i nuovi membri dell’UE avevano ‘ristrutturato’ le proprie istituzioni: stato di diritto e ‘valori’ che noi talvolta ignoriamo di avere. Io ricordo con quanta ansia i nuovi membri Ue chiedevano di entrare nella Nato. Come si fa a dire ai Paesi Baltici - di cui molti ignorano la loro storia di liberazione dall’occupazione sovietica (poco più di un boccone per la Russia, non solo di Putin) - e poi alla Polonia che la Nato ha fatto una mossa azzardata? Questo per quanto avvenne 20 anni fa. Più recentemente le richieste di adesione della Svezia e della Finlandia non sono apparse certamente come mosse azzardate della Nato, ma una loro ricerca di protezione militare.

Ricolfi poi ritiene che sia stato “irragionevole (e anti-democratico)” operare “la chiusura a riccio che l’informazione main stream ha adottato dallo scoppio della guerra, silenziando quasi tutte le voci esplicitamente critiche”. Forse non sono state tanto “silenziate” quanto “autosilenziate”, non subito ma con il passar del tempo. All’inizio del conflitto le voci critiche erano molto numerose. Spavaldamente queste ostentavano un’esclusiva e solida conoscenza della storia, della cultura, della politica e delle tante note negative, come la corruzione, attribuibili all’Ucraina; queste voci critiche seppero argomentare le buone ragioni (tra queste il tormentone del nazismo) dell’operazione militare condotta da Putin all’inizio dell’invasione. Giocarono, quindi, “d’anticipo”. Poi, con il tempo, queste voci critiche hanno perso incisività perché non hanno retto alla diffusione della conoscenza dei fatti e della storia, complice il prolungamento del conflitto, e hanno così subito il logoramento dei loro argomenti. Non c’è stata chiusura ma autoesclusione. Alcune voci si sono ritirate, altre, come dice Ricolfi, operano ai margini del dibattito politico. Ma non mancano quelle tuttora attive che anche adesso incidono “sul discorso pubblico articolando punti di vista alternativi o sollevando utilissimi dubbi” generando confronti assai vivaci ma molto meno incisivi ed emozionali di quelli di tre anni fa.

 

Lucca, 28 febbraio 2025

 

 

 

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