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Satira: TOUR TRA I DELINQUENTI IN TOLOMEA

 

Di L.M.L.

 

 

vedendo come stiamo combinati

mi parve necessario ed opportuno

tornare giù nel mondo dei dannati

 

Magari accompagnato da qualcuno

Che mi spiegasse  in un linguaggio piano

Quale fosse il percorso  più opportuno

 

E Dante nuovamente mise mano

Con garbo e con inedita pazienza

A sviscerar l’avvenimento arcano

 

Per cui il decreto della Somma Scienza

Aveva stabilito per due tali

Nell’infernal budello la presenza

 

Prima che le lor anime immortali

Lasciato avessero i mortali panni

Dove dan vita a orrendi baccanali

 

continuando a seminare danni,

Qui sulla terra, a spese del pianeta

Incuranti del clima e i suoi malanni.

 

Il Poeta mi spiegò con voce quieta

Che la vita di questi bei campioni

Si puote definir parecchio lieta

 

Ma nel corpo di questi gran marpioni

Albergano dei demoni infernali

Mentre le anime subiscon punizioni:

 

 in Tolomea si trovano sodali

con il frate Aberigo e  Branca Doria

 nel sofferir gli identici lor mali.

 

Per render poi più chiara tale storia

i loro nomi mi svelò il Poeta:

eran due miliardari la cui boria

 

portato aveva in ermini il pianeta

Donald ed Elon erano appellati

Poi mi indicò con espressione lieta

 

Dei  diavoli di gran bastoni armati

adoperati per  sfidarsi a gara

a chi più volte li avesse inchiappettati

 

per render la lor sorte vieppiù amara

le brutte arpie giungevano adirate

digrignavano i denti e poi per gara

 

l’uno e l’altro prendevano a labbrate

poi com’è in uso far da quella gente

scacazzavan sulle anime dannate.

 

Brandendo un trinciapolli assai tagliente

un demone ancora più alterato

si appalesò con foga travolgente

 

e rivolgendosi a quello più datato:
“Ora facciamo i conti bel biondino”-

gridò con un orribile latrato-

 

te lo fisso per bene il riportino!”

e rivolse la forbice tagliente

verso il ciuffo d’un giallo canarino

 

di quel gran figlio di madre gaudente.

Diresse poi la rabbia sua funesta

sull’anima dell’altro delinquente

 

che stava zitto con la faccia mesta:

 dopo averlo riempito di nocchini

lo rintronò con una lecca in testa.

 

“Continuate pure i bei giochini

Con cui vi sollazzate sulla Terra-

Gridava sulla ghigna dei meschini-

 

Spingendo il mondo in un’eterna guerra

E accumulando un’orrida ricchezza.

Ma prima che anche il corpo sia sotterra

 

Vi annuncio che mi punge la vaghezza

Di darvi il più tremendo dei castighi

Che anche il Dio del cielo certo apprezza:

 

 

Perciò punisco i vostri loschi intrighi

Facendovi guardar tutto Sanremo.

 

Lucca, 14 febbraio 2025

 

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