di Maurizio Grassini
Il Partito Socialista Italiano con l’approvazione del Programma socialista al Congresso di Torino del 1978 aveva realizzato la sua Bad Godesberg: l’abbandono del credo marxista e di fatto la conversione al neoliberalismo. Ciò comportò il superamento della politica calibrata sulle conquiste per il proletariato e la ricerca di un’azione politica orientata verso una società in profonda e continua trasformazione. In questo contesto si inserisce il discorso “sul merito e sul bisogno” tenuto nel 1982 a Rimini da Claudio Martelli alla Conferenza programmatica del PSI e ora nel suo libro Il merito, il bisogno e il grande tumulto (La Nave di Teseo ed.).
La proposta di costituire una nuova rappresentanza socialista a partire dalla ‘nuova stratificazione sociale’, così scrive Martelli, rifugge dalla ‘sociologia pietrificata delle classi che abbiamo ereditato dal marxismo’. Infatti questa ‘sociologia’ aveva funzioni propedeutiche alla costruzione del comunismo. I lavoratori, per il comunismo, dovevano essere ‘riassunti’ nella sola forza lavoro; così i lavoratori, privi di individualità, divenivano elementi di una classe: la classe dei lavoratori. Per questi lavoratori, come Marx insegna, qualcuno provvederà a dare a ‘ognuno secondo le sue capacità, ognuno secondo i propri bisogni’.
Abbandonata la sociologia pietrificata delle classi, il soggetto sociale su cui verrà esercitata l’azione politica saranno le persone, così dice Martelli, e ‘la persona è appunto l’unità irripetibile di individuo, di cultura di socialità’; ed è a questo soggetto che viene proposta ‘l’alleanza tra il merito e il bisogno’. Che suona un po’ come l’insegnamento di Marx in versione neoliberale.
Nella storia del socialismo, l’eguaglianza è una pietra angolare dell’azione politica. Martelli lo ricorda ripetutamente e dedica molta attenzione alla necessità di costruire condizioni di eguaglianza alla partenza: ‘intervenire….risarcire o compensare chi non ha estratto un biglietto vincente alla lotteria della vita’. Ma poi sposta, quasi con un senso di colpa, la sua attenzione sulle disuguaglianze generate dalla promozione del merito. Perché il merito produce disuguaglianze. Perché il merito fa riferimento all’individuo che compete nell’economia neoliberale o, come piace a Martelli liberalsocialista, dove le produttività individuali, sinonimo di merito messo a frutto, generano disuguaglianze.
Come riparare? Anche Martelli fa ricorso all’economista filosofo John Rawls che nel 1971 pubblicò un libro di grande successo, The Theory of Justice, e che in Italia riscosse particolare attenzione negli anni novanta del secolo scorso soprattutto per merito del professore Salvatore Veca. In soldoni, Rawls assume che siano state realizzate (o date) uguali condizioni di partenza. Strada facendo, proprio a causa del merito, le persone cominciano a differenziarsi, a divergere: sorge, quindi, la disuguaglianza. Allora interviene, nel disegno di Rawls, lo stato che, strada facendo, toglie o compensa i divergenti affinché tutti arrivino alla fine della vita lavorativa (quando termina la produzione di reddito) nella sostanziale uguaglianza delle condizioni di partenza.
Affidarsi a Rawls per perseguire l’eguaglianza a fronte degli effetti del merito sembra un po’ consolatorio. Ma dopo aver scelto il neoliberalismo, cioè aver scelto come riferimento l’individuo che opera nel libero mercato sarebbe ora di accettare senza troppo imbarazzo la diseguaglianza e saperci convivere, campo nel quale non siamo affatto sprovveduti.
Lucca, 6 febbraio 2025
“Il merito, il bisogno e il grande tumulto”, Claudio Martelli e l’importanza di cercare ancora
di Luca Taddio
(In allegato una recensione di Mario Lavia ed un articolo di Paolo Razzuoli)