Di Paolo Buchignani (1)
La conquista del cosiddetto “spazio vitale” per la Germania e la difesa delle minoranze tedesche presenti in altri paesi da riunire nel “grande Reich”, furono le argomentazioni con le quali Adolf Hitler invase stati sovrani (Austria, Cecoslovacchia, Polonia), avvalendosi dell’amicizia di Mussolini (consolidata dal comune sostegno ai golpisti spagnoli di Franco) e dell’arrendevolezza irresponsabile di Francia e Gran Bretagna. Su questa strada si arrivò alla seconda guerra mondiale con 55 milioni di morti e il genocidio degli ebrei.
Con gli stessi argomenti il dittatore russo Vladimir Putin ha invaso la Cecenia, la Georgia, è intervenuto in Siria in appoggio ad Assad (oggi rovesciato), si è impossessato della Crimea e, vista l’inerzia dell’Occidente, ha pensato bene di aggredire l’Ucraina, in una guerra che dura da quasi tre anni, che ha provocato centinaia di migliaia di morti e quotidiani crimini contro l’umanità. Questa volta USA e Unione Europea si sono decisi a sostenere il paese aggredito, che, altrimenti, sarebbe stato cancellato dalla carta geografica: un rischio ancora molto concreto se gli aiuti statunitensi si ridurranno o si azzereranno del tutto con l’avvento di Trump alla Casa Bianca. Un rischio grave anche per la sicurezza dell’Europa che manca di una difesa comune e potrebbe perdere l’ombrello protettivo della NATO. Un rischio aggravato dal dilagare, nel nostro continente, di una destra nazionalista filo-putiniana e antieuropea (i cosiddetti “patrioti alla Orban e alla Salvini alleati dell’orda neonazista che dilaga in Germania e Austria). Una destra “illiberale”, cavallo di Troia dello zar del Cremlino per indebolire le nostre democrazie e disgregare l’Unione Europea.
Intanto, nel Medio Oriente, è spuntato un altro Hitler: il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Inquisito per corruzione, fortemente contestato dai suoi cittadini per il tentativo di farsi dittatore, questo soggetto ha trovato (chissà, forse perfino cercato) l’occasione giusta per conservare il potere: l’attacco terroristico del 7 ottobre 2023, di cui è almeno indirettamente responsabile per non averlo prevenuto e aver favorito Hamas contro l’autorità palestinese moderata. Un attacco al quale egli non ha risposto con una operazione di polizia, ma, in nome della sicurezza del suo paese (lo “spazio vitale” di Hitler) ha scatenato una guerra di aggressione contro i paesi limitrofi, ma, soprattutto un orrendo, quotidiano massacro di civili palestinesi che si protrae da più di un anno e non accenna a finire: oltre 45.000 morti in larghissima misura donne e bambini segregati nella striscia di Gaza, intere città rase al suolo. Col pretesto di colpire i terroristi di Hamas, si bombardano scuole, ospedali, civili abitazioni, puntando con tutta evidenza ad una pulizia etnica nei confronti del popolo palestinese, che si intende annientare per fare la “grande Israele” (come l’hitleriano “grande Reich) perseguita da quella destra religiosa fanatica che ha sempre fatto fallire tutti i tentativi di pace e che tiene in piedi l’attuale governo di Netanyahu. Il quale si arroga quale rappresentante e paladino di quel popolo ebraico che ha patito la shoah, mentre la infligge, a sua volta, novello Hitler, a un altro popolo, alimentando, ovviamente, un nuovo antisemitismo.
Di fronte a questi crimini contro l’umanità, non meno gravi di quelli commessi da Putin, la coscienza civile di noi tutti abbia un sussulto, si mobiliti con vigore e imponga la fine degli aiuti militari a Israele: non c’è real politik, non c’è ragione geopolitica che possa giustificare questo orrore. Gli appelli dell’ONU sono impotenti lamentazioni, l’amministrazione americana invoca una tregua che non arriva mai, mentre continua ad armare la mano assassina del premier israeliano. Quella mano va disarmata al più presto. Questo è l’unico modo per porre fine a questa strage di innocenti.
(1) Paolo Buchignani
Storico, studioso del ‘900, già docente di Storia Contemporanea all’Università per Stranieri di Reggio Calabria
Socio ordinario dell’Accademia lucchese di Scienze, Lettere e Arti
Lucca, 7 gennaio 2024