A cura di Paolo Razzuoli
Come ormai da tradizione, il primo venerdì di dicembre è stato presentato, presso la sede del CNEL, il rapporto Censis sulla situazione della società italiana, giunto quest’anno alla cinquantottesima edizione.
Sono intervenuti:
MASSIMILIANO VALERII, Consigliere delegato Censis;
GIORGIO DE RITA, Segretario Generale Censis.
Il rapporto Censis fotografa, a mio avviso in modo lucido ed analitico, la situazione della società italiana nei suoi principali gangli. Sono molti anni che seguo questi rapporti, e credo di poter affermare, senza tema di smentita, che il Censis ha sempre saputo sottolineare gli aspetti più significativi dell’evoluzione della nostra società.
Segnali che dovrebbero trovare orecchie attente in tutti coloro che, ai vari livelli, ricoprono ruoli di responsabilità politica.
Si ha invece la sensazione che anche le analisi del Censis non trovino attenzione, in un contesto in cui sembra sempre più prevalere la logica della sopravvivenza al posto di una capacità progettuale necessaria per immaginare un futuro.
Delresto è proprio lo stesso Censis ha rilevarlo quest’anno, nella sottolineatura dell’insidia della “Sindrome italiana”, ovvero “la continuità nella medietà”.
Giunto alla 58a edizione, il Rapporto Censis mantiene la struttura tradizionale.
Le Considerazioni generali introducono il Rapporto con l’esortazione a ritrovare la via della crescita mediante la capacità di aprirsi al nuovo. Nella seconda parte, La società italiana al 2024,
vengono affrontate le questioni di maggiore interesse emerse nel corso dell’anno descrivendo la sindrome italiana, le insidie della continuità nella medietà,
la guerra delle identità, la mutazione morfologica della nazione, i conti che non tornano e le equazioni irrisolte del sistema-Italia, i fenomeni ambivalenti
e in chiaroscuro. Nella terza e quarta parte si presentano le analisi per settori:
la formazione,
il lavoro e la rappresentanza,
il welfare e la sanità,
il territorio e le reti,
i soggetti e i processi economici,
i media e la comunicazione,
la sicurezza e la cittadinanza.
Nell’allegato - messo a punto da Antonio Rossetti - si possono leggere i comunicati Censis relativi a ciascun capitolo del rapporto.
Di seguito alcune brevi considerazioni.
La crisi del ceto medio in Italia è ormai un problema sotto gli occhi di tutti. Le difficoltà economiche e sociali hanno incrinato la fiducia nei valori che per decenni hanno unito il Paese: democrazia, partecipazione, europeismo. Il 58° rapporto Censis descrive un’Italia disillusa, incapace di rilanciarsi. Un dato su tutti parla chiaro: alle Elezioni europee del 2024, l’astensione ha toccato il 51,7 per cento, un record assoluto nella storia repubblicana, lontanissimo dal 14,3 per cento delle prime elezioni del 1979. Metà dei cittadini dello stivale ha deciso di non scendere in campo, rinunciando a far valere la propria voce. Ma la sfiducia non si ferma alle urne. L’84,4 per cento degli italiani crede che i politici giochino solo per sé stessi, e il 68,5 per cento pensa che le democrazie occidentali abbiano perso la bussola. Anche l’Unione europea, un tempo vista come un soggetto affidabile, oggi viene percepita come un “guscio vuoto”, senza strategie vincenti. E cresce l’antioccidentalismo: il 70,8 per cento degli italiani vede nell’Occidente il principale colpevole dei problemi globali, mentre la Cina e l’India sono considerate le nuove stelle pronte a dominare la scena mondiale.
Gli italiani, in questo momento, sembrano spettatori di una partita in cui vedono solo minacce. Per il 49,6 per cento, il cambiamento climatico e i disastri ambientali sono il vero avversario da temere. Il 46 per cento teme che la guerra in Medio Oriente possa riscrivere le regole della geopolitica, e il 45,7 per cento guarda con preoccupazione ai rischi di una crisi economica globale. Altri sono preoccupati per la guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina (31 per cento) o per le migrazioni internazionali (35,7 per cento). In questa situazione, agli italiani servirebbe una personalità capace di fare ordine.
Il Censis chiama questa situazione una “sindrome italiana”, un blocco mentale da cui è difficile uscire. “Ci siamo risvegliati dall’illusione che il destino dell’Occidente fosse di farsi mondo”, si legge nel rapporto. Oggi viviamo in un mondo carico di tensioni, dove nessuno sembra capace di trovare la quadra per, non dico risolvere, ma almeno impugnare i problemi economici del ceto medio. E i numeri lo confermano: dal 2003 al 2023, il reddito disponibile pro-capite delle famiglie italiane è sceso del 7 per cento. Anche la ricchezza netta delle famiglie si è ridotta del 5,5 per cento in 10 anni. Questa crisi, però, non riguarda solo i soldi. È una crisi di motivazione, di spirito. Per l’Istituto, sempre più cittadini si ritirano dalla vita pubblica, rinunciando a giocare la loro parte. L’astensionismo record alle Europee ne è il segno più evidente.
Da tempo – da varie parti - si levano appelli forti e chiari per denunciare lo stato di decadimento del nostro sistema educativo. I danni della cosiddetta “Scuola democratica e progressista” sono sotto gli occhi di tutti, basta volerli vedere.
Questo stato di ignoranza dilagante viene colto anche in una parte del rapporto Censis, laddove si dice che per il 19% degli intervistati Mazzini è stato un politico della prima Repubblica e per il 32% la Cappella Sistina è stata affrescata da Giotto o da Leonardo.
Cliccare qui per leggere/scaricare i comunicati Censis sul 58° rapporto sulla situazione della società italiana al 2024
(Documento messo a punto da Antonio Rossetti)
Lucca, 6 dicembre 2024