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Presentazione dell'ultimo libro di Luigi Marattin: appuntamento a Lucca il prossimo 26 settembre

a cura di Paolo Razzuoli

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Marattin traccia la rotta. La domanda politica esiste, i voti ci sono: un partito riformista è d’obbligo. Le idee sono la priorità. Impuntarsi sul leader è un errore, alimenta il populismo

Un nuovo partito riformista. Autonomo, creativo, orgoglioso di navigare in mare aperto e fuori dagli scogli del finto bipolarismo. Si può fare. E per farlo, Luigi Marattin non sfoglia più la margherita, la rosa o altri fiori del passato. Sfoglia i petali della logica.

Se la domanda politica esiste, se ci sono lo spazio e i voti, perché rassegnarsi dopo un insuccesso alle europee dovuto solo alle divisioni? Se la speranza è collettiva, perché lasciare che il progetto venga seppellito sotto le macerie del protagonismo dei singoli?

Da questa premessa nasce un libro assertivo e anomalo. Si chiama “La missione possibile. La costruzione di un partito liberal-democratico e riformatore”, lo pubblica Rubbettino in una collana dall’emblematico nome “Problemi aperti”.

È un’opera assertiva per la tesi di fondo: i partiti oggi in campo non sono la soluzione ma “il problema italiano”. Perché offrono ricette basate su spesa pubblica crescente mentre la produttività è stabilmente a zero. Perché allungano la collana dei populismi e quindi non offrono una visione della società ma solo della prossima campagna elettorale. Perché gonfiano il petto ma in realtà rappresentano sempre meno le persone, visto che dal 1992 sono 10 milioni gli elettori che si sono allontanati dalle urne.

Il finto bipolarismo sembra occupare tutto lo spazio solo perché i suoi supporters tifano ad altissima voce, alimentando i partiti personali e la cultura del nemico per tenere in moto la macchina del consenso. Ma in ogni paese europeo si afferma una diversa opzione politica, in cui si riconoscono i molti cittadini stanchi delle semplificazioni che trasformano la politica in un ring dove vince chi la spara più grossa. Basta diventarne consapevoli anche in Italia: ci siamo, abbiamo una storia, abbiamo i consensi e un futuro, e se contiamo poco è perché finora ci siamo impiccati sul nome del leader. Invece la priorità è un’altra, e cioè in quale società vogliamo vivere.

Quindi, prima di entrare nel merito di una serie di proposte concrete Marattin indica i due cardini del nuovo sole nascente: la collocazione internazionale e il modello sociale. Sul primo punto, il riformista vero sa che aveva ragione il conservatore Winston Churchill: la democrazia liberale ed economica è la peggior forma di governo escluse tutte le altre. O per dirla con un socialista doc, Sandro Pertini, la peggiore democrazia è migliore della migliore dittatura. Quindi, il potente nemico che preme alle porte è il modello autocratico e illiberale russo-cinese.

Ma Pertini metteva in guardia anche dalla libertà tenuta lontana dalla giustizia sociale: “Gli uomini, per essere liberi, è necessario prima di tutto che siano liberati dall’incubo del bisogno”. Su questo punto, Marattin vola fra Amartya Sen e John Kennedy. Il primo riteneva che “il vero livello di sviluppo di un paese si misura da due cose: quanto è ampio l’insieme delle scelte che gli individui possono compiere, e quanto è ampio l’insieme degli individui che hanno la possibilità di fare queste scelte”. Il secondo, sia pure non citato espressamente, affiora con l’accento che il libro mette sulla “democrazia delle opportunità” seguita poi dalla meritocrazia. La società liberale favorisce e sostiene i talenti e il loro diritto di affermarsi verso l’orizzonte che l’uomo della nuova frontiera chiamava “aristocrazia dei risultati”.

Il sasso gettato da Luigi Marattin nello stagno politico italiano rende evidente il paradosso della rassegnazione. Abituarsi al personalismo che alimenta il populismo che alimenta il personalismo non è una buona idea.

Alla presenza dell'autore, il giorno giovedì 26 settembre prossimo, alle ore 18 nella Sala Tobino di Palazzo Ducale di Lucca, sarà presentato il libro "La missione possibile. La costruzione di un partito liberal-democratico e riformatore”.
Sarà l'occasione per confrontarsi sulle tesi sviluppate da Marattin e, allo stesso tempo, per conoscere "Orizzonti liberali", l'associazione con cui si intende compiere il primo passo verso la costituzione del nuovo soggetto politico.
Fucinaidee si augura che l'invito ad intervenire possa essere ampiamente raccolto.

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(materiali da www.ilriformista.it)

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