Di Fabiano D’Arrigo
Ottanta anni fa, nell'estate del 1944, il territorio lucchese venne costellato di stragi, fucilazioni e deportazioni. Molti civili, uomini - donne - bambini, incontrarono precocemente la morte, e una morte violenta, per mano dei reparti nazisti aiutati dai fascisti locali.
Anche la Chiesa di Lucca ha pagato un alto tributo di sangue. Nei mesi di agosto e settembre 1944 quattro sacerdoti diocesani vennero passati per le armi: don Aldo Mei parroco di Fiano di Pescaglia, don Giorgio Bigongiari vicario parrocchiale di Lunata, don Angelo Unti parroco di Lunata, don Giuseppe Del Fiorentino parroco di Bargecchia.
Sempre nello stesso periodo dodici religiosi della Certosa dello Spirito Santo in Farneta vennero giustiziati.
Infine altri dodici tra sacerdoti e religiosi, presenti a vario titolo sul territorio lucchese, vennero massacrati: tra tutti ricordiamo don Innocenzo Lazzeri parroco di Farnocchia e ucciso a Sant'Anna di Stazzema.
Tutti i loro nomi verranno ricordati per sempre da una lapide che mercoledì 7 agosto verrà scoperta a imperitura memoria presso il palazzo arcivescovile di Lucca.
Sempre nello stesso giorno alle ore 18,30 nella Chiesa cattedrale verrà concelebrata una messa, presieduta dal Card. Matteo Maria Zuppi, in memoria delle vittime religiose e laiche di ottanta anni fa.
Perché pochi giorni prima della liberazione della città di Lucca, avvenuta all'inizio di settembre 1944, tanti preti e religiosi vennero catturati e sterminati dai nazifascisti in lucchesia?
La Chiesa di Lucca, guidata dall'arcivescovo Antonio Torrini, già dal 1943 si fece "ospedale da campo" per aiutare il popolo oppresso e sofferente. Si adoperò per salvare i perseguitati soprattutto ebrei, per assistere gli sfollati, per prestare l'assistenza religiosa.
E tutto questo non poteva passare inosservato.
Secondo lo storico Gianluca Fulvetti il clero lucchese fin dal 1943 è stato protagonista di un'azione di resistenza e disobbedienza civile, alla quale hanno partecipato anche molte suore e religiosi. La loro azione sociale veniva condotta in virtù del principio cristiano della carità e anche per convinzioni politiche antifasciste.
Quindi, sempre secondo Fulvetti, agli occhi dei tedeschi i protagonisti di queste azioni erano meritevoli di punizioni esemplari.
Infine l'eliminazione degli uomini di Chiesa si giustificava per l'animus anticlericale del nazismo, che individuava nelle Chiese dei potenziali nemici ideologici.
Don Aldo Mei prima di morire scrisse su foglietti di fortuna le sue ultime volontà: "Deus Caritas est e Dio non muore. Non muore l'amore! Muoio pregando per coloro stessi che mi uccidono. [...] Muoio vittima dell'odio che tiranneggia e rovina il mondo, muoio perché trionfi la Carità cristiana".
Parole di un vero amico del popolo, di un vero martire del Vangelo, di un vero profeta di pace. Parole che fanno riflettere e meditare.
E affinché la memoria non sia retorica vuota e fine a se stessa occorre resistere, resistere -come affermò Fratel Arturo Paoli nel 2000 - alla "cultura occidentale [...] di morte [perché] l'occidente cristiano è il centro che ha organizzato la guerra, la carestia, l'accumulazione delle ricchezze nelle mani di pochi".
La Chiesa luchese e l'intera città di Lucca facciano tesoro dell'insegnamento e dell'esempio di uomini e donne che hanno donato la loro vita per amore e lo trasmettano alle giovani generazioni.
Lucca, 6 agosto 2024