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Schlein è estranea al Partito democratico. L’uscita pubblica che ha rinnegato le radici della sinistra

 

di Giorgio Merlo

 

 

Le recenti affermazioni della segretaria nazionale del Pd, Elly Schlein, sul ruolo del Centro nella coalizione progressista e di sinistra sono nuove ma, come si dice in gergo, sino ad un certo punto. E questo per una ragione persin troppo semplice da spiegare. E cioè, Schlein è del tutto esterna, estranea e distante dalle ragioni originarie, e specifiche, del Partito democratico. Cioè di un partito di centro sinistra che registra al suo interno la convergenza delle storiche culture riformiste di matrice costituzionale. Non a caso, si è iscritta al partito pochi giorni prima di essere candidata alla segreteria nazionale.

 

L’uscita pubblica di Schlein ha distrutto la storia del sistema politico italiano

 

 Ora, però, e al di là di ogni altra valutazione, non può e non deve passare sotto silenzio una recente “uscita” pubblica di Schlein che ha in un sol colpo ha distrutto e consegnato agli archivi una delle costanti storiche del sistema politico italiano. E cioè, ha detto la capa del Pd, che in Italia sostanzialmente non si vince al Centro e, soprattutto, non si governa dal Centro. E cioè ha liquidato oltre 60 anni di storia della politica italiana riproponendo una soluzione che spinge concretamente verso la deriva degli “opposti estremismi” o, per usare un linguaggio più contemporaneo, verso la degenerazione degli “opposti populismi”. Insomma, per farla breve, per la Schlein il Centro è una zavorra della politica italiana che va rimossa al più presto a vantaggio di una radicalità dello scontro politico dove, verrebbe da dire citando un vecchio adagio, “non si fanno prigionieri”.

 

Schlein ha rinnegato le radici della sinistra

 

È di tutta evidenza che in un quadro del genere e con una simile impostazione ideologica, tutto ciò che è centrista, riformista e moderato dalla Schlein viene respinto al mittente in quanto politicamente impresentabile. E, di conseguenza, tutto ciò che è concretamente riconducibile alla cosiddetta “politica di centro”, per dirla con la miglior cultura democratico cristiana e cattolico popolare, è da respingere senza esitazioni e senza balbettamenti. E quindi, sono da consegnare agli archivi storici la cultura della mediazione, la cultura della sintesi, la cultura di governo, la centralità del Parlamento, l’esaltazione del ruolo dei corpi intermedi, il rispetto dell’avversario che non è mai un nemico da delegittimare moralmente prima e da distruggere politicamente poi e via discorrendo. Per farla breve, in un colpo solo Schlein ha rinnegato le radici originarie e culturali del Pd, ha cancellato il ruolo storico che la cultura politica di centro ha avuto nel nostro paese, ha rivendicato la radicalità dell’azione di governo e in ultimo, ma non per ordine di importanza, ha individuato in tutta la parte politica alternativa alla sinistra radicale, massimalista, populista ed estremista il nemico da distruggere senza alcuna esitazione.

 

Il Centro viene rinnegato

 

Ovvero, l’esatto contrario della storica cultura di governo che ha caratterizzato il nostro sistema politico per molti decenni dal secondo dopoguerra in poi. Per queste ragioni, semplici ma oggettive, sin quando permane questa singolare ed anacronistica concezione ideologica classista ed estremista della sinistra italiana, si può tranquillamente arrivare alla conclusione che il Centro viene rinnegato da quelle parti e i cosiddetti “centristi” nella coalizione di sinistra e progressista possono guardare la partita solo dalla tribuna. Spiace rilevarlo ma, purtroppo, la situazione è sotto gli occhi di tutti. Almeno di tutti coloro che non vivono solo di ipocrisia, di tatticismo e di furbizie varie.

 

(da www.ilriformista.it - 14 ottobre 2026)

 

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