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Legge elettorale: la democrazia c’è se esiste il proporzionale

 

di Giorgio Merlo

 

Come tutti ben sappiamo, non esiste un sistema elettorale “perfetto”. Cioè autenticamente democratico, spiccatamente rappresentativo, garante della stabilità del governo e specchiatamente liberale. Certo, è difficile, molto difficile, immaginare un sistema elettorale migliore rispetto a quello che ha caratterizzato l’intera prima repubblica nel nostro paese. E cioè, un proporzionale puro per la Camera con la possibilità di indicare sino a 4 preferenze per ciascun partito e un sistema uninominale/proporzionale per il Senato, come quello usato per eleggere i consiglieri provinciali. Dove esistevano i collegi uninominali ma la competizione era proporzionale all’interno del proprio partito.

 

 Perché la democrazia c’è se esiste il proporzionale

 

Era un sistema moderno perchè sapeva unire la rappresentanza democratica con la difesa del pluralismo sociale, culturale e politico. E, al contempo, come si è potuto constatare concretamente, garantiva anche la governabilità dell’intero sistema senza forzature democratiche o strappi costituzionali. Dopodiché è iniziato il caos. Ovvero, sistemi elettorali che cambiano come le stagioni meteorologiche e dove, altrettanto puntualmente, ogniqualvolta si grida alla “legge truffa”. Legge truffa che i comunisti già urlavano nel lontano ‘53 contro Alcide De Gasperi e la Democrazia Cristiana. Ma, comunque sia, c’è una regola di fondo da cui non possiamo prescindere. Piaccia o non piaccia ai cultori del nuovismo che, come noto, sono tutto tranne che espressione ed interpreti dei ceti popolari. E cioè la regola di fondo è che senza la proporzionale non esiste semplicemente la democrazia. Perchè la proporzionale significa partecipazione democratica dal basso, pluralismo politico e culturale, scelta e difesa della propria identità e, in ultima analisi, costruzione della maggioranza di governo senza forzature od imposizioni dall’alto. Certo, è possibile, e forse anche necessario, introdurre correzioni di natura maggioritaria per garantire maggiore stabilità all’azione di governo. Ma è altrettanto indubbio che senza la proporzionale l’intero castello democratico è destinato a cadere e a frantumarsi.

 

Cosa significa il proporzionale

 

Non è un caso, del resto, che dopo lunghi anni in cui ci si è esercitati a demolire tutto ciò che era anche solo lontanamente riconducibile alla prima repubblica, adesso assistiamo ad una riabilitazione postuma di quella lunga e travagliata fase storica del nostro paese. Una fase, va pur ricordato, che era proprio imperniata sul valore e sulla importanza del sistema proporzionale. Perchè la proporzionale, ieri come oggi, non è soltanto un escamotage tecnico, burocratico, protocollare od accademico. Al contrario, la proporzionale significa democrazia dei partiti e nei partiti, identità culturale da conservare e valorizzare, competizione democratica, qualità delle classi dirigenti, selezione democratica dal basso e in ultimo, ma non per ordine di importanza, centralità del Parlamento nella costruzione della vita politica nazionale. Insomma, per essere ancora più chiari, la proporzionale garantisce la democrazia, difende i principi e i valori contenuti nella Costituzione e, soprattutto, rafforza un legame stretto tra il “paese reale” e il “paese legale”, come si diceva un tempo. Tasselli di un mosaico che sono irrinunciabili se non si vuole sacrificare sull’altare del nuovismo di turno qualsiasi istanza democratica, liberale e costituzionale.

 

Cosa ci dice la legge elettorale

 

E la recente legge elettorale approvata dal Parlamento, al di là delle fisiologiche e del tutto normali polemiche che l’hanno caratterizzata durante il suo percorso, almeno su un punto è largamente condivisibile. E cioè, la garanzia del sistema proporzionale. Anche se è stato accompagnato da un premio di maggioranza che sarà oggetto delle riflessioni e delle decisioni della Corte Costituzionale. Ma, al di là di ciò che capiterà nei prossimi mesi, almeno una cosa la possiamo dire tranquillamente. Ovvero, chi tocca o modifica o sopprime la proporzionale sfregia la democrazia. Ieri come oggi la sostanza non cambia.

 

(da www.ilriformista.it - 11 ottobre 2026)

 

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